giovedì 10 settembre 2009

E vaffanculo al mondo.

Vaffanculo a tutti quelli che mi dicevano "ce la farai, sì ce la farai sono sicuro."
E non ce l'ho fatta. All'inizio me l'aspettavo anche, ma per colpa di tutti quelli che mi raccontavano stronzate mi son convinta dell'opposto. E ora che dovrei fare?
Voglio scomparire.
Ho sempre detto che è meglio essere pessimisti nella vita e ritornerà così.
A poche palle perfavore, niente persone che mi dicono o povera dai più avanti, non voglio la compassione di nessuno.

sabato 8 agosto 2009

Cioè, ma io boh...

Ma la gente non si è ancora stancata degli horror tutti uguali? Conosco persone che si cagano ancora addosso davanti a questi film, e mi scervello veramente cercando di capire come fanno. Cosa dovrebbe far paura, la gente che esce all'improvviso urlando? Queste domande retoriche sono spiegate dal fatto che ho appena visto Halloween - The Beginning, di Rob Zombie con, orrore degli orrori, Malcom McDowell. Non mi capacito veramente. Uno si aspetta che dopo aver collaborato a realizzare uno dei più grandi capolavori del regista dei registi un attore non abbia problemi a trovar lavoro, no? Anche se non hai mai fatto un cazzo prima in vita tua, ormai hai lavorato con Kubrick, sei praticamente un professionista se ne sei uscito vivo, no? Evidentemente non è così, visto che Malcom McDowell non è riuscito a fare nemmeno un film decente a parte Arancia Meccanica. Ma nemmeno uno che faccia schifo però è famoso e gli ha fatto far quattrini. Niente di niente. Comunque, non capisco come ci si faccia a spaventare a vedere sto film. Allora, lui è uno psicopatico, ammazza la famiglia, viene rinchiuso, evade, inizia a far fuori gente, prende di mira sta tizia, arriva un tipo ad aiutarla, il tipo gli spara, lo psicopatico sembra morto, ma all'improvviso "YAAAAAHH! non mi hai fatto un cazzo, tre pallottole calibro 523 in corpo me fanno un baffo, sono Superman!", lo psicopatico ammazza il tizio, la tizia si caga sotto, ma poi si salva. Penso di aver riassunto così l'80% dei film horror. Ma basta inventatevi un altro genere, non se ne può più, non è possibile che il mondo sia così a corto di idee. Quando vedo questa roba mi convinco che potrei diventare veramente una grande regista senza fare niente di originale. Ma so già che non lo farò mai. Il mio obbiettivo è quello di fare un film su una qualche creatura magica sexy o una di quelle commedie romantiche che tutte le ragazzine e le checche si fiondano a vedere (vabè che ogni tanto si vuol vedere un film in cui non bisogna pensare, ma di questo passo verranno le piaghe da decupito al cervello a tutti), fare un sacco di soldi e non avere più problemi economici per il resto della mia vita. O magari scrivere una canzone "sono bella sono figa tu mi vuoi io ti voglio scopiamo ora scopiamo subito" trovarmi una troietta disposta a cantarla e a spogliarsi e così qualche bel miliardo è fatto. Anche se non mi viene in mente nessun motivetto stupido posso riciclare una canzone degli anni 60, lo fanno tutti in continuazione. Un giorno lo farò davvero < convinta

giovedì 2 luglio 2009

Synecdoche, New York

E' un sacco di tempo che non scrivo niente, e a dir la verità non ne ho nemmeno tanta voglia, ma devo assolutamente scrivere qualcosa su questo film che mi ha molto colpita. Il regista è Charlie Kaufman, secondo me uno dei più grandi sceneggiatori, autore di pellicole un po' surreali come Eternal Sunshine of the Spotless Mind e Human Nature, di Michel Gondry, o Essere John Malkovich e Adaptation (Il Ladro di Orchidee) di Spike Jonze (che tra l'altro sti due registi sono considerati, insieme a Floria Sigismondi, la santa trinità dei video musicali). Trovandomi di fronte un film non solo ideato, ma anche prodotto e diretto da Kaufman, ho subito pensato che avrebbe fatto il passo più lungo della gamba, facendosi prendere da manie di grandezza, e invece devo dire che non è proprio niente male come regista. Sin dai primi minuti dà all'occhio come riesca a dare alle azioni e ai dialoghi un ulteriore senso di quotidianità e naturalezza: nella primissima scena il protagonista, Caden, interpretato da Phillip Seymour Hoffman, si sveglia e si alza dal letto. Già da queste piccolezze si nota la bravura del regista e il tono che avrà il resto del film. Infatti il tutto avviene esattamente come lo farei io, o chiunque altro: se ne sta sdraiato a fissare il vuoto per qualche secondo che sembra infinito. Si gira di fianco. Vede la sua immaigne riflessa allo specchio. Sta fermo a fissare se stesso per qualche altro secondo. Si mette gli occhiali e continua a guardarsi.
Insomma, trama: Caden è un regista teatrale sposato a un'artista di miniature e con una bambina di 4 anni. In seguito a un suo grande successo, gli viene messo a disposizione un enorme teatro in cui realizzare qualcosa di spettacolare. A lui viene l'idea di modellare un copia di quella che è la vita vera, basandosi sulla propria, creando un enorme quartiere in cui attori reciteranno. Intanto, la moglie e la figlia lo abbandonano e se ne vanno a Berlino. Gli anni passano senza che lo spettatore se ne renda nemmeno conto, e il set teatrale continua a ingrandirsi, sempre più attori vengono ingaggiati, ma lo spettacolo non è ancora pronto. Vengono presi anche degli attori per fare il ruolo di Caden e la sua segretaria, con cui è sempre stato coinvolto emotivamente, e la vita reale inizia a mescolarsi con la finzione: non si capisce più quali luoghi siano scenografie e quali no, cosa accada veramente o sia solo improvvisazione. Anche gli attori cominciano a diventare troppo somiglianti alla persona che devono imitare, l'interprete del protagonista finisce con l'avere le stesse emozioni depresse di Caden, e per un periodo Hazel, la segretaria, preferisce questo a Caden. So che questa mia specie di riassunto non è soddisfacente, ma è talmente difficile parlare di qualcosa così confusionario e non lineare. La trama alla fine non ha nemmeno tanta importanza. Finisce che piano piano tutte le persone che lo circondano muoiono ed è come se Caden si svegliasse da un lungo coma, e per lo spettatore, o almeno per me, è come se avesse vissuto lui stesso tutta la vita del protagonista e come se anche lui stesse per morire.
Credo che il senso di questo film si possa riassumere in una frase... Ne Il Favoloso Mondo di Amelie c'è il perosnaggio di uno scrittore fallito che ogni tanto tira fuori qualche bell'aneddoto, ma nessuno se lo fila, verso l'inizio dice qualcosa tipo "La vita è la continua improvvisazione di uno spettacolo che non andrà mai in scena". Ma descrive anche un po', come dire, il senso della nostra esistenza: la vita non è rose e fiori, anzi, è un continuo complesso di dispiaceri, preoccupazioni, ansie e un senso di inadeguatezza.
Il titolo è un gioco di parole tra Schenectady, il quartiere di New York in cui si svolge la storia, e la sineddoche, figura retorica che sta a indicare una parte per il tutto. E il motivo è che il set teatrale per il protagonista e per chiunque altro che ci abbia a che fare sta per il mondo intero, quello che accade lì è quello che accade ovunque.
Conclusione: CHARLIE KAUFMAN é UN GENIO. DIECI.

giovedì 28 maggio 2009

Il solito piccolo sfogo...

Sono appena tornata dalla strizzacervelli e abbiamo avuto un attimo una discussioncina. Su cosa? Sul cinema ovviamente, io tanto non so parlare d'altro. Non ho idea di come siamo passati a parlare dai dentisti all'"arte" fatta esclusivamente per il guadagno... Da quando ho visto Disastro a Hollywood lo tiro sempre fuori, quello recente con De Niro, Turturro, Bruce Willis e Sean Penn, perchè ti da un perfetto esempio di come funziona l'industria cinematografica in questi giorni, il conflitto tra incasso e passione. A parte che io mi chiedo veramente come mai un film con un cast spettacolare come questo non se lo sia cagato veramente nessuno. Forse per il fatto che si tratta di una commedia ironica che dovrebbe condurti a riflettere? Non sia mai che bisogna usare il cervello, è un tabù ormai, facciamoci lobotomizzare tutti. Comunque, nella trama, tra i vari guai che passa questo produttore (Robert De Niro), mi ha colpito particolarmente quello del regista e il cane. Praticamente questo regista ha girato un film d'azione, attore principale Sean Penn, in cui alla fine l'eroe viene finalmente trovato dai cattivi, e proprio quando stanno per ucciderlo un cane, che a quanto pare l'ha seguito per tutto il film, ha iniziato ad abbaiare e i cattivi hanno quindi ucciso prima lui poi il protagonista. Ora che ci penso sta storia ricorda un poco Balla coi Lupi, quando sparano a Due Calzini: è una scena molto triste, inguardabile quasi, perché bisogna prendersela con un innocente lupacchiotto? Ma senza quella scena il film non credo sarebbe stato lo stesso, avrebbe perso molto. Comunque, torniamo a Disastro a Hollywood, ovviamente alla prima il pubblico rimane scandalizzato, e i produttori si scatenano dicendo che il cane non deve morire, esclusivamente per la reazione del pubblico. Il regista a questi punti è disperato, ha messo cuore e anima in quel finale, ha espresso tutto se stesso e ora il lavoro di cui andava tanto fiero rischia di diventare un niente. Non è esattamente così che vanno le cose? Se il cane sopravvive la pellisola diventerà famosissima per un mese, poi però diventerà uno dei tanti film d'azione tutti uguali, se invece il cane muore, probabilmente non avrebbe un vasto pubblico, ma si differenzierebbe dalla massa, e magari un giorno diventerebbe anche un cult, chi lo sa. E' un po' una cosa stupida quella del cane, alla fine Disastro a Hollywood è una commedia basata su situazioni assurde, ma spiega perfettamente come l'industria cinematografica preferisce fare tanti film tutti uguali che però hanno un incasso sicuro. Ma chi l'ha inventata sta storia che il cinema dovrebbe essere un arte?? Pffff, bisogna guardare solo al profitto, come fanno le industrie dei vestiti. Ma il problema maggiore non sono i produttori, secondo me, ma il pubblico. E' il pubblico che vuole vedere delle stronzate, è il pubblico che vuole i cinepanettoni. Qualcuno può sollevare l'obiezione "ogni tanto c'è bisogno di guardare un film non impegnativo, in cui non c'è bisogno di pensare". E' vero, ma non sempre, il pubblico oggi guarda SOLO le stronzate. E poi anche io ammetto che a volte ho voglia di guardare qualcosa di leggero, ma per questo non mi metto di certo a guardare Boldi e De Sica che fanno i film tutti uguali, con i soliti sketch e che fanno delle espressioni che ti fanno veramente venir voglia di vomitare (prova a dirlo 5 volte velocemente "veramente venir voglia di vomitare, venarmente venim boglie di bomitare..."), piuttosto mi guardo Singing in the Rain, o i Monty Python se ho proprio voglia di ridere, o qualche commedia spensierata.
Ora, mi sono resa conto, che forse questo è dovuto a come una persona è stata cresciuta ed educata. Forse mi sopravvaluto, ma io ritengo di avere dei gusti cinematografici leggermente superiori alla media della mia età. E per questo devo ringraziare mio padre, che sin da quand'ero piccola mi ha nutrito di cinema. Se fosse stato per mia madre credo che a quest'ora starei piagnucolando davanti a La Vita Segreta di una Teenager Americana. Ma per dire, quando ero proprio in fasce, a parte i cartoni della Disney e Paperino Superstar che sono inevitabili, mi faceva vedere Blob Cartoon, con i cortometraggi di Tex Avery (quello di Droopy e Daffy Duck per intenderci, quello che ha ideato il lupo che impazzisce e sbava quando vede cappuccetto rosso), che in effetti sono una spanna sopra a tutto il resto, una rivoluzione nel mondo dei cartoni animati. Questo è il mio preferito. Tra i 10-12 anni mio padre mi metteva davanti ai film di Kubrick e Sergio Leone, e io già ne andavo pazza. Credo sia per questo che sto sempre a lamentarmi del cinema indecente e son sempre critica su tutto. Quindi fatemi un piacere, per tutti i genitori e futuri genitori, non crescete il vostro figlio con film e programmi televisivi scadenti, perché un giorno ne risentirà.

sabato 23 maggio 2009

Portami con te tra misteri di angeli e sorrisi demoni

Adoro fare queste classifichine cinematografiche, così ho un buon pretesto per riguardarmi i miei film preferiti :D Stavolta si parla di cartoni animati, top 5. Ho deciso di metterne uno per regista però, uno solo della Disney e uno solo di Miyazaki (anche perché sennò, temo che la maggior parte in classifica sarebbero stati suoi). E, secondo, qui non si parla di film d'animazione generale, ma proprio di cartoni, quindi mi dispiace Pixar, mi dispiace Nightmare Before Christmas, ma voi siete fuori (a parte che mi sa che non ci sarebbero entrati comunque).

5. The Hobbit
Mi riferisco alla versione di Ranking e Bass del 1977, tratta dal libro di Tolkien, ovviamente. I due hanno diretto anche un cartone basato sul Ritorno del Re, che considero niente male, però in quest'ultimo ci sono molte lacune per svariate ragioni. Perché è stato girato tra i due film un altro capitolo da Ralph Bakshi che unisce La Compagnia dell'Anello e Le Due Torri in due ore di tempo e che è stato il primo esperimento di riunire immagini vere e cartoni animati, e si è rivelata una gran cagata, Rankin e Bass han deciso di non voler aver niente a che fare con quell'obrobrio e hanno presentato il loro Ritorno del Re come un sequel de Lo Hobbit e basta. Quindi tutto quello che è accaduto nel frattempo viene tranquillamente omesso, diventa un "Frodo e Sam hanno avuto tante avventure e infine sono giunti al Monte Fato". Poi naturalmente si presenta la difficoltà di dover riassumere un libro epico in 100 minuti, e piuttosto che rappresentare molti eventi ma male hanno compiuto la, secondo me, giusta scelta di mostrare solo una parte della storia. La trama gira tutto attorno quindi a Frodo e Sam, alla loro amicizia e ai loro sforzi, altri personaggi come Legolas non si vedono nemmeno. Comunque, ciance a parte, la cosa che mi piace veramente de Lo Hobbit è che si vede che è stato girato da dei veri amanti di Tolkien, non da qualche megalomane che vuol fare un colossal tanto per incassare un mucchio di quattrini (se non è chiaro lo esplicito: mi riferisco a quel gran coglione di Peter Jackson). Per esempio le canzoni, che sono molte nei romanzi tolkeniani, sono musicate e riscritte alla lettera. Il libro dice "Scheggia le coppe, sbriciola i piatti, lame e forchette torci non poco! Ciò Bilbo Baggins odia da matti!", la canzone del film dice "Chip the glasses and crack the plates! Blunt the knives and bend the forks! That's what Bilbo Baggins hates!". Certo che certi pezzi del libro son saltati, ma non si è mai visto un film che rispetti lo scritto originale alla perfezione. Nel cast dei doppiatori spiccano grandi figure come Orson Bean e Otto Preminger, dei signori registi. E lo stile del disegno è adorabile, molto particolare, che però è stato molto criticato. L'unica nota negativa è per la rappresentazione degli elfi silvani: non sono le bellissime creature alte e leggiadre come descritte da Tolkien, ma dei mostriciattoli verdi vestiti di foglie. Ah, in italiano non è stato tradotto ovviamente, noi vogliamo solo tradurre quella schifezza di Bakshi, dei film fatti bene ce ne freghiamo.

4. Momo alla Conquista del Tempo
Romanzo di Michael Ende, trasposto cinematograficamente da Enzo D'Alò. Ora, io provo una grandissima ammirazione per D'Alò e i suoi cartoni (a parte Opopomoz che non considero neanche), son convinta che lui potrebbe trasporre magnificamente L'Occhio del Lupo di Pennac, ogni volta che lo leggo mi immagino le scene col suo stile di disegno, prima o poi gli scriverò una lettera e glielo dirò. Vabè, torniamo a Momo: la protagonista è una bambina misteriosa, venuta da chissà dove, che giunge in un villaggetto. Questa ragazzina ha il potere particolare di far diventare sincere le persone che le stanno attorno e fa comprendere a tutti il potere dell'amicizia. Antagonisti sono invece i signori grigi, che in apparenza sono degli uomini d'affari vestiti tutti uguali. Ciò che non vogliono far sapere è però che sono delle creature che vivono attraverso il tempo rubato agli uomini, e quindi si presentano a casa delle persone convincendole di non aver più tempo e di doverlo risparmiare. Lentamente raggiungono tutti gli abitanti del villaggio, che non si dedicano più alle piccole cose come una partitina a carte con gli amici, un appuntamento con la ragazza o una chiacchierata coi parenti, hanno perennemente il pepe al culo e vogliono solo finire il loro lavoro in meno tempo possibile. In seguito gli uomini grigi raggiungono anche i bambini amici di Momo tramite il successo in televisione o degli insensati giocattolini moderni. L'unica che resta incontagiata è appunto la bambina che rappresenta una minaccia per loro, trasmettendo sentimenti caldi. Seguendo un tartaruga dal guscio luminoso, Cassiopea, lei riesce a sfuggire all'attacco degli uomini grigi, arrivando in un luogo ai confini del tempo, dove non la possono raggiungere, nel dominio di Mastro Ora. Con il suo aiuto la ragazzina infine riuscirà a sconfiggere i nemici e far tornare tutto alla normalità.
Innanzitutto spicca la colonna sonora, con delle stupende canzoni di Gianna Nannini, che creano un'atmosfera soffice e sognatrice. Bellissima scena quando Momo riesce a volare via su delle bolle di sapone, sulle note di Aria. Notevole anche il cast di attori e doppiatori italiani, come Erica Necci (Ginny Weasley nella serie di Harry Potter, il piccolo Kirikù e Chihiro ne La Città Incantata, per dare un'idea), Giancarlo Giannini, Diego Abatantuono (irriconoscibile), Neri Marcorè e Sergio Rubini.
Beh, la morale della favola alla fine si tratta di una critica verso il consumismo e il progresso, che ci fanno perdere di vista il vero motivo per cui si dovrebbe vivere: la felicità. Bisogna dedicarsi alle piccole cose piacevoli della vita, perché è tramite i momenti passati con le persone, o anche gli animali, a cui siamo attaccati, che la vita diventa degna di essere vissuta.

3. Dumbo
Non ne posso più della gente che critica il mio adorato Dumbo. Secondo me il miglior cartone della Disney. Innanzitutto io adoro gli elefanti, e questo è il primo punto a favore. Che poi va bene sì, è un film per bambini, però è bello proprio per questo, perché è semplice, infantile, rappresenta i primi sentimenti che si provano, l'amore per la madre, l'atteggiamento di protezione. Questo penso sia l'unico film che piango ogni volta che lo vedo. Uno si aspetta che dopo il centinaio di volte che l'ho visto mi sia abituata, ormai lo conosco a memoria. Invece non è così, ogni volta che sento le note del coretto della canzone Baby Mine e vedo la proboscide di Mrs. Jumbo avvolgersi attorno all'elefantino non riesco a trattenere le lacrime. Solo a pensarci gli occhi mi diventano acquosi. Una volta tanto gli Academy Awards non hanno toppato ad affidare il premio per migliore colonna sonora a questo piccolo capolavoro. Ma davvero, come si fa a rimanere impassibili vedendo quel musetto tenero scoppiare di felicità davanti alla madre e lei che vorrebbe avvicinarsi ma non può per via delle catene? Viene citata questa scena anche in 1941 - Allarme a Hollywood (uno dei pochi film di Spielberg che mi piacciono, sottovalutatissimo secondo me) quando durante la seconda guerra mondiale, in mezzo al più grande tumulto, Pearl Harbor ecc, il generale a cui è affidato tutto si trova al cinema, guardando Dumbo e piangendo.
Mille persone mi hanno detto che quand'erano piccole avevano paura della scena della marcia degli elefanti rosa. Ma come si fa ad aver paura di un elefante rosa?? Sono sicura che Fellini adorasse quella scena, già che lui era abbastanza fissato con l'ambiente del circo (vedi La Strada o 8 1/2), poi se ci si aggiungono anche le allucinazioni e le scene surreali sarà impazzito.
E il disegno è bello anche quello proprio perché è semplice, non rifinito. Ricordo quand'ero piccola mi metteva tanta angoscia la scena in cui al buio sotto la pioggia dei lavoratori apparentemente senza faccia innalzano il tendone del circo.
Nella versione originale c'è un piccolo gioco di parole che nella traduzione va perso: non è che il piccolo si chiami proprio Dumbo, quando arriva la cicogna la madre decide di chiamarlo Jumbo Junior, ma le elefantesse comari quando vedono le sue grandi orecchie e iniziano a prenderlo in giro dicono "magari dovremmo chiamarlo Dumbo!" (dumb in inglese significa stupido).

2. La Principessa Mononoke
Tra i mille capolavori di Hayao Miyazaki questo è quello che preferisco. Oltre a quella infinita dolcezza tipica di tutti i suoi film è presente un sentimento di forte amore verso la natura, ai giapponesi molto caro, e una critica verso gli uomini che agiscono pensando solo al profitto e non a ciò che possono danneggiare. Il protagonista è Ashitaka, principe di un piccolo villaggio, che viene attaccato un giorno da un demone-cinghiale impazzito. Cercando di salvare il suo paese Ashitaka riesce ad uccidere il demone, ma rimane contagiato dal suo profondo odio e sentimento di vendetta, lasciandogli una grossa piaga sul braccio che lentamente si espande e lo porterà alla morte. Decide quindi di andare incontro al suo destino e cercare il motivo per cui quel cinghiale si sia tramutato. Alla fine del suo viaggio arriva in una cittadella famosa per l'estrazione del ferro, governata da una donna amata da tutti, magnanima con le donne e i lebbrosi e molto gentile col suo popolo. Il posto, però, è in guerra contro gli animali della foresta che sta lì vicino, perché per estrarre i materiali per il ferro la vogliono disboscare. Il cinghiale era infatti una delle creature che proteggeva la foresta, che, in seguito ad essere stato colpito da una pallottola di fucile e che il proiettile inizia a frantumargli le ossa e lacerargli le interiora, è impazzito e fuggito, portando il suo odio altrove. Tra gli animali che vogliono vendetta verso la governatrice della città c'è anche una ragazza, soprannominata Principessa Mononoke (letteralmente significa "spirito vendicativo"), una specie di Mowgli-donna, che è cresciuta con i lupi e che quindi prova il loro stesso amore per la natura. In mezzo a questa guerra Ashitaka è l'unica persona oggettiva che guarda la situazione con occhi non velati dall'odio. Lo definirei un po' il classico eroe, che si presenta in mezzo a una guerra, nonostante tutto riesce a rimanere oggettivo, e risolve tutto.
Disegni veramente, ma veramente stupendi, dei paesaggi come quelli di Hayao Miyazaki non li fa nessuno altro, che riprendono un po' le antiche pitture giapponesi. Poi c'è il fatto che il regista, credo, riprende spesso delle leggende o miti, quindi a volte nei suoi film alcune cose non sono troppo chiare, tipo alcuni personaggi a volte non si capisce cosa siano esattamente, ma penso sia conoscenza comune per i giapponesi. Comunque, il messaggio è chiaro: gli uomini sono spesso dei distruttori della natura che pensano soltanto al loro bene, ma la natura che ci sta tutta attorno ne soffre infinitamente, noi tutti dovremmo imparare a riprendere i contatti con lei ed ascoltarla, non vederla solo come un ostacolo. Poi non c'è da stupirsi se la natura si incazza e si vendica. La stessa morale più o meno di Nausicaa della Valle del Vento.

1. La Collina dei Conigli
Diretto da Martin Rosen tratto dall'omonimo libro di Richard Adams. Spesso, quando io dico che uno dei miei film preferiti si chiama La Collina dei Conigli, la gente mi prende per il culo, pensando che sia una storia per bambini tipo Bambi. No! Non lo è assolutamente! Certo è vero che da bambina io lo guardavo e mi piaceva un sacco, ma sinceramente non ci capivo niente, mi piacevano i disegni e vedere i coniglietti. Le ambientazioni non le definirei per niente adatte a dei bambini, sono abbastanza tetre, e ci sono non pochi combattimenti sanguinolenti. Ok, trama: un coniglio gracilino, Quintilio, inizia ad avere delle visioni riguardo a qualcosa di terribile che sta per accadere alla sua conigliera. Convince una mezza dozzina di conigli infelici a scappare insieme a lui alla ricerca di un posto dove poter fondare una nuova conigliera, dove i conigli più piccoli non saranno maltrattati dall'Ausla (una specie di elite di cui fanno parte i conigli più robusti). Armati solo di questo obiettivo il gruppo supera ostacoli per loro insuperabili, si trova temporaneamente ospite di una conigliera apparentemente perfetta, ma con un macabro e orribile segreto dietro, e affronta anche battaglie, per infine arrivare nel luogo tanto agognato. Ma per fondare una conigliera servono anche delle femmine, ed è qui che entra in gioco un'altra conigliera lì vicino a cui vogliono chiedere qualche coniglia, governata da una specie di dittatore, il sanguinario generale Vulneraria, il loro ultimo ostacolo da affrontare.
Le interpretazioni sono tante. La prima è che il gruppo di conigli protagonisti simboleggi il popolo ebraico in cerca della terra promessa (penso che Adams fosse ebreo). Può essere anche visto come una ricerca della felicità e la libertà, quasi metafora della guerra. La conigliera di Efrafra infatti, quella di cui ho parlato alla fine, può essere vista come un campo di concentramento, dove gli abitanti, se non hanno la fortuna di far parte dell'Ausla, sono comandati a bacchetta, appena sgarrano un minimo, anche se vanno a pascolare ad un orario sbagliato, vengono puniti atrocemente, e fuggire è praticamente impossibile. L'interpretazione che mi piace di più però è che sia l'equivalente di un romanzo epico, solo ambientato nel mondo animale. Se ci si ferma un attimo a pensarci è vero: Quintilio, il visionario, è il corrispondente di Cassandra, Mirtillo è come l'astuto Ulisse, Dente di Leone è Demodoco, il cantastorie dei Feaci, Moscardo l'eroico Enea e Parruccone l'impulsivo e combattivo Achille. L'Odissea narra un viaggio verso casa e l'Eneide la fondazione di un nuova città, no? Sono le stesse identiche cose di cui parla questo libro/cartone, solo che i personaggi non sono umani. E, ovviamente, se vediamo il tutto dagli occhi dei conigli, gli uomini non possono essere altro che il male. E qui si legge una chiara critica verso il progresso e la distruzione della natura, "They'll never rest untill they spoil the earth" (cit.).

domenica 19 aprile 2009

You were in a musical <3

Dio bono, in questi giorni sto letteralmente tutto il tempo appiccicata davanti al mac. Comprare la tavoletta grafica è stata la mia condanna, adesso sto sempre ad aggegiare su photoshop. Devo decidermi a fare qualcos'altro, ma sono un'imbecille e rimando sempre. Vabè arriviamo al punto >.< questa è la classifica dei 5 musical più belli secondo me, mi dispiace non essere riuscita a infilarci romance and cigarettes ;_;

5. Tanacious D and the Pic of Destiny
Devo dire che ero molto combattuta su cosa mettere alla posizione numero 5, volevo metterci Singing in the Rain, però il fatto è che a me piace quasi unicamente per Gene Kelly e Donald O'Connor. Ora mi spiego, ogni volta che vedo un film dove Kelly inizia a sgambettare e a ballare il tip tap resto praticamente ipnotizzata, non capisco più niente, e poi per i seguenti 10 minuti resto lì immobile a balbettare "voglio ballare anch'io il tip tap". Poi mi passa subito ovviamente. Insomma a parte questo, mi sembrava che obiettivamente Singing in the Rain meritasse un posto nella top 5, ma non sapevo cosa dire al riguardo, visto che non mi fa impazzire (mi piace eh, ma non così tanto), quindi ho deciso di mandare a quel paese l'obiettività e metterci che mi pareva a me.
Riguardo a Tenacious D e il Destino del Rock... La trama parla di due musicisti di strada, dei disgraziati, che si impongono l'obbiettivo di diventare delle leggende del rock. Per raggiungere questo scopo decidono di rubare dal Rock'n Roll History Museum il plettro del destino, forgiato centinaia di anni fa da un dente di Satana, capace di trasformare qualunque strimpellatore in Jimi Hendrix. C'è da dire che la comicità di Jack Black non scade mai, con trovate originali anche assurde (vedi quando mangia i funghi allucinogeni ed è convinto di volare insieme al Sasquatch). E musicalmente parlando, c'è da dire che i Tenacious D son parecchio bravi, non mi dispiacciono affatto. Ma la cosa che mi piace di più è come siano riusciti a fare un musical moderno senza cadere nei soliti clichè e senza tirar fuori le solite scenette dei classici. Diciamoci la verità: il musical di un tempo è praticamente morto, non importa quanto cerchino di resuscitarlo, resta morto. Più che altro è la gente che è cambiata: la gente non vuol più vedere i balletti interminabili e gli hippie che si fanno d'hashish. Jesus Christ Superstar e Hair avevano un senso nel periodo in cui sono usciti, ma se uscissero adesso non se li cagherebbe nessuno probabilmente, tranne gli appassionati di musical. E' forse più o meno la cosa che è successa con Hairspray, è un film carino secondo me, però vive troppo nel passato e per questo non è che piaccia troppo. La gente ora vuol vedere e soprattutto sentire le cose che vanno adesso, e il Destino del Rock riesce a farsi piacere, infilando una colonna sonora a suon di metal (anche se a me non sembra esattamente metal, ma di queste cose non me ne intendo).


4.
The Blues Brothers
Un film storico ormai, forse per il fatto che sia una delle poche interpretazioni che ci rimangono del leggendario John Belushi (ora c'è il fratello che rompe i coglioni... miiii non lo reggo), o forse perché in quei 142 minuti si assistono ad esibizioni delle più grandi icone del jazz, del blues, del gospel. Il film segue il filone del comico demenziale, basato tutto su eccessi ed esagerazioni: scene di vita quotidiana vengono portate al limite della credibilità; la ex dal cuore spezzato diventa una pazza omicida assetata di vendetta, una vettura viene coinvolta in un disastroso inseguimento dalla polizia, solo per essere passata col rosso, e in seguito inseguita da tutte le forze dell'ordine dell'Illinois. La trama è praticamente tutta un paradosso: i protagonisti sono due piccoli malviventi, uno dei quali è appena uscito di galera, ma è proprio a loro che una suora, la pinguina, affida tutte le speranze dell'orfanotrofio, sono proprio loro che hanno l'illuminazione divina e vedono la luce (con gli occhiali da sole tra l'altro). Ed è forse questa trama assurda che prepara una scena migliore per la musica. Insomma, in mezzo a queste scene demenziali non ci stupiamo se la gente inizia a cantare e ballare giusto perché gli va.

3.
Cats
Ero indecisa se mettere Cats o Jesus Christ Superstar tra i musicals di Andrew Lloyd Webber, ma ho deciso di optare per il primo visto che JCSS ha un argomento non proprio adatto a un musical di hippie che saltano e ballano, devo ammetterlo. Allora, il fatto di Cats è che non ha una trama. Veramente, non è che succeda qualcosa, parla di un gruppo di gatti che... boh non è che abbia proprio capito che fanno sti gatti. Si presentano, credo che debbano scegliere a chi far vincere un certo premio, ma chissà che premio, forse lo faranno andare nel paradiso dei gatti... Vabè, la trama non è importante, a nessuno glien'è mai fregato niente, gira tutto attorno alle musiche e ai balletti. Andare a vedere Cats è un po' come andare a vedere un balletto di Cajkovskij (spero che questo paragone non sia troppo azzardato), nel senso che quando ci si trova davanti a un'opera del genere non si fa caso a cosa dicono gli attori o se la trama sia coerente, la magia sta tutta nella musica.

2.
Dancer in the Dark
Questo non è uno dei classici musicals anni 60-70, è stato girato nel 2000. Stranamente qui si parla di un dramma ambientato in America (stranamente perchè di solito i musical non sono tristi o su argomenti seri). Ma ovviamente non l'America delle star di Hollywood e le ville a Beverly Hills, ma l'America degli immigrati, delle donne che lavorano in fabbrica e dei problemi economici: la protagonista, Selma Jezkova, è infatti una cecoslovacca emigrata che lavora alla pressa e vive in una casa in affitto mantenendo un figlio. E le cose andrebbero anche bene se non fosse per il fatto che porta un grave fardello: lei è portatrice di una malattia ereditaria che la porterà presto alla ciecità, che quindi un giorno colpirà anche il figlio. Non vado oltre con la trama per evitare spoiler, ma il film evolvendosi si trasforma in una riflessione su un argomento attuale molto discusso. A questi punti però qualcuno potrebbe chiedere "e in mezzo a sta storia ogni tanto la gente si ferma e inizia a cantare e ballare senza motivo??". Ebbene no, ed è qui che sta la bellezza e l'originalità del film: Selma è una piccola sognatrice che ha un debole per i musical americani, e ogni tanto si perde nei suoi pensieri immaginando di essere la Ginger Rogers della situazione. Ogni tanto fugge dal mondo reale e nelle sue fantasie non ci sono più i suoi problemi, ogni cosa vien presa alla leggera e improvvisamente i lavoratori della fabbrica diventano cantanti e ballerini professionisti. Una nota di lode, inoltre, per Björk che, devo ammettere, nonostante i cantanti che si mettono a recitare di solito lascino un po' a desiderare, lei è veramente, ma veramente brava, di interpretazioni come la sua ne ho viste ben poche. E spicca anche una Catherine Deneuve in tutta la sua naturale bellezza, senza abbellimenti inutili di trucco o vestiti costosi. Naturalmente è presente anche la solita critica di Lars Von Trier verso la società americana, in un un personaggio che ha appena ricevuto un sacco di soldi in eredità e si sente amato dalla moglie e da tutti, ma appena li finisce ha paura che tutto gli crolli addosso e finisce per rubare altri soldi, e ovviamente nel finale. Avverto che la regia dopo un poco può far venire il palletico, chi conosce un minimo lo stile di Lars Von Trier sa di che parlo, girato interamente con la steadycam, alcune scene praticamente senza sonoro, insomma a primo occhio può sembrare un film girato da un disgraziato che non ha nemmeno un cavalletto per appoggiar la telecamera, o dei microfoni per distinguere i dialoghi dal sottofondo. Embè, questo è lo stile di Lars Von Trier con cui è diventato famoso.
E sulle musiche non c'è veramente niente da dire, le ha scritte Björk e si sa che Björk è una geniaccia. La canzone I've seen it all è stupenda, la versione con Tom Yorke poi... uno dei più bei duetti che abbia mai sentito. Mi viene la pelle d'oca solo a pensarci.


1.
The Rocky Horror Picture Show
Non c'erano dubbi, no? É la mia più grande ossessione. Beh, che dire... la trama è quasi insensata tant'è incasinata, sicuramente inspiegabile in poche parole. Ma allora di che parla? Di travestiti, di alieni, di fidanzatini perfettini che assaggiano il frutto proibito e ne vogliono di più, di servi che si ribellano, di cannibalismo, di sesso, droga e rock'n roll (non è detto giusto per farlo suonare bene, è vero). Un grande macello insomma. Ma nel macello saltan fuori mille citazioni, basti pensare alla canzone iniziale "Michael Rennie was ill the day the earth stood still... Flash Gordon was there in silver underwear..." eccetera eccetera, un punto della situazione sul rock'n roll che è morto ("Buddy Holly was singing his very last song") e la nascita di nuove band come i Queen. Il cast era formato da quelli che allora eran tutti principianti, al massimo attori di teatro, ma che in seguito al film han spiccato il volo, due in particolare: Tim Curry, bravissimo nel suo ruolo e con una voce straordinaria, e Susan Sarandon. Contesterei però la scelta di Peter Hinwood come Rocky, una specie di Frankenstein-creatura ideato da un travestito per soddisfare le sue voglie, che nel film viene rappresentato come un brocciolone biondo e nemmeno tanto ben messo a fisico, mentre nelle 5 interpretazioni teatrali a cui ho assistito si presenta come un nero dai pettorali scolpiti e un culo marmoreo (anche perché io ci vedo meglio un nero a... ehm... soddisfare le voglie di Frank visto che si dice che i neri ce l'abbiano... troppo beaucoup...). Comunque, a parte tutto questo, il film ha avuto un enorme successo più che altro per la sua trasgressività e l'incitamento a liberarsi dei propri freni inibitori, soprattutto nel campo della sessualità. Non è un caso se sia considerato il cult dei cult, che persone di tutto il mondo si riuniscano almeno una volta al mese per celebrarlo e reinterpretarlo (anch'io vorrei essere una di quelli ;_;).
Ah, e tralasciavo quasi la parte più importante: la musica ovviamente. Richard O'Brien ha veramente dato il meglio di sé quando ha scritto la colonna sonora. In Shock Treatment, il sequel, le musiche, sempre di O'Brien, sono carine ma niente di ché, secondo me ha fatto bene a ritirarsi poi e a vivere di rendita del suo capolavoro (a parte delle patetiche apparizioni nel film delle Spice Girls e Dungeon & Dragons), ormai qualunque cosa possa fare sarà sempre vista nell'ombra del musical cult.


E ovviamente accanto ai musical migliori devono esserci anche i musical peggiori.

Allora, prima di tutto devo metterci Cenerentola a Parigi. Io amo Audrey Hepburn e amo Fred Astaire, però quel film fa proprio pena, mi dispiace. La storia è scontatissima: lei è una nerd sfigata, lui il direttore di una casa di moda, lui la sceglie come modella, lui la trasforma in una strafiga, lui si innamora di lei, lei si innamora di lui. Sta storia s'è già sentita mille volte. Non ricordo molto bene perché l'ho visto diversi anni fa, ma nemmeno le musiche mi colpirono particolarmente. Beh, almeno c'è Fred Asteire che zompetta in giro come il suo solito, no? Neh, mi spiace, se fosse stato così il film sarebbe almeno accettabile un minimo. Audrey sta sempre ferma come se avesse una scopa in culo, non si azzarda a fare un passo di danza, e Fred al massimo si sforza di farle una piroetta attorno. Non fatevi ingannare dallo spettacolare cast, questo è un film da evitare.

Secondo musical per cui voglio esprimere tutto il mio profondo odio è ovviamente Moulin Rouge! (oh for god's sake, gimme a break). Non so che cosa pensi tutta la gente che piange ogni volta, ma il messaggio che arriva a me è questo "Il cinema è morto ormai, non riusciamo nemmeno a inventarci una trama originale, quindi scopiazziamo la Traviata. Ma quello che non sapevate è che anche la musica è morta. Non riusciamo a trovare un compositore decente per un musical, quindi prendiamo le canzoni storiche di John Lennon, gli U2, David Bowie e i Beatles. Tanto a chi non piacciono questi artisti?". Eh no, Baz Luhrman, oltre ad essere un incapace sei anche un gran furbastro, se non hai una colonna sonora originale e riprendi i grandi classici hai già un pubblico assicurato, tanto tutti amano il rock classico no? Verranno tutti a vedere il tuo film. Ed è la stessa storia per i musical che sono conseguiti da questo: a chi non piacciono gli Abba? A chi non piacciono i Beatles? Finché useremo le loro musiche siamo certi che avremo un pubblico di fans assicurato (ah, Across the Universe non l'ho ancora visto, ma immagino sia lo stesso discorso). Poi Mamma Mia! mi fa saltare proprio i nervi, alcune scene son divertenti lo ammetto, ma è questione di principio. E poi c'è un'altra cosa gravissima... i musical girano attorno alla musica no? E allora qualcuno mi spiega perché fanno cantare Pierce Brosnan e Colin Firth che son stonati come campane?


Ecco, ho fatto la mia ramanzina e ora sono contenta :D

Minchia perchè sto post in alcuni computer si vede tutto a simbolini??? Winzozz deùi merda e Internet explorer di merda >_<

venerdì 17 aprile 2009

Coverz

Ok, ho fatto anch'io la classica compilation delle cover migliori, a mio modesto parere, visto che Vice me l'aveva chiesto. Ho cercato di non includere alcune stupidaggini tipo Crazy in Love degli Snow Patrol, Oops I did it Again dei Children od Bodom, o qualunque cosa di Max Raabe, che nonostante le adori sono chiaramente delle prese di culo. Beh, visto che non ho altro da dire passo subito all'elenco.

China Girl - Iggy Pop/David Bowie
Non è che si possa definire esattamente una cover, visto che il duca bianco e l'iguana l'hanno scritta insieme, però sta di fatto che Iggy Pop l'abbia incisa per primo. Entrambe le versioni sono stupende, anche se diverse: Iggy Pop canta in modo molto passionato e quasi disperato in certi punti, riempiendo la musica di schitarrate, mentre David Bowie è molto più pacato e sensuale, riempiendo la sonorità di quel solito basso che a lui piace tanto. Sono tutte e due belle allo stesso modo.

Over at the Frankenstein Place - The Rocky Horror Picture Show (Richard O'Briaen)/Alkaline Trio
Almeno una traccia dal Rocky Horror Punk Rock Show dovevo mettercela, e questa è forse una delle meglio riuscite. Ora non voglio perdere tempo a parlare dell'originale perchè potrei scriverci un poema al riguardo, ma la versione del trio alcalino aggiunge un chè in più alla musicalità che anche se fosse stata nel musical non mi sarebbe dispiaciuto affatto, il riff di basso mi fa affogare nella bava.

Desolation Row - Dob Dylan / Via della povertà - Fabrizio De Andrè
Io adoro tutte le cover di De Andrè, perché riusciva sempre a trovare una traduzione seppur letterale che mantenesse la musicalità e l'atmosfera dell'originale. E per questa canzone devo dire che ha compiuto davvero un'impresa, perché l'inglese di Dylan non è tanto semplice da tradurre. Faber è considerato un po' il Bob Dylan italiano alla fine, ricordo che un paio di volte l'ho descritto così hai miei cugini americani, quindi è, o meglio era, perfettamente all'altezza di incidere una cover che raggiunga l'originale.
Piccolo riferimento ai My Chemical Romance: ad essere sincera la loro versione non mi convince molto... musicalmente non mi dispiace, ma dà poca importanza al testo, poetico e triste, magari se fosse stata un'altra canzone avrebbero avuto tutta la mia approvazione.

Alabama Song (Whiskey Bar) - Kurt Weill/The Doors
Cabaret tedesco e rock psichedelico. Non sono una grande fan dei The Doors, ma questa cover è ben riuscita. L'originale è del 1927 e forse a molte persone oggi non piacerebbe, ha una sonorità molto diversa dalle cose che vanno oggi, mi fa pensare a qualcosa di decadente, che probabilmente era anche uno degli obbiettivi della musica cabaret.
Anche la versione di Marylin Manson non mi dispiace, più che altro per l'accompagnamento di piano, però la sua voce proprio non la reggo =/

Father and Son - Cat Stevens/Fiona Apple & Johnny Cash
Questa secondo me è una delle più belle canzoni mai scritte; in pochi versi riesce a racchiudere ed esprimere i sentimenti e le speranze che può provare un padre verso il figlio, e le insicurezze e le ansietà che qualunque ragazzo passa in fase di crescita. Spesso ascoltarla mi porta alle lacrime. Cat Stevens realizza il contrasto tra i due ruoli cantando la parte del padre in modo più calmo e quasi distaccato, mentre il figlio ha un tono più sofferto. La cover, invece, secondo me è bella perchè è proprio come un dialogo, con l'aggiunta della voce soffice e melodica di Fiona Apple nelle frasi pronunciate dal figlio.

I Will Follow You Into the Dark - Death Cab For Cutie/Amanda Palmer
Due grandi artisti anche questi. La versione originale è sì malinconica, ma non è una di quelle canzoni che ti fa deprimere, per il modo in cui è cantata, con un tono molto dolce, mentre la Palmer credo abbia voluto seguire più le emozioni che può creare a primo impatto il testo, che non si può di certo definire allegro, trasformandola in una canzone molto triste accompagnata dal solo piano.

Rainbow Connection - Kermit the Frog/Me First and the Gimme Gimmes
Adesso irrompe il mio interlocutore immaginario "finora hai parlato di canzoni serie e adesso Kermit la rana??". Ehmbè, normalmente non credo avrei messo la canzone di un cartone animato, o di qualcosa di stupido, ma qui ho fatto un eccezione per due motivi: prima di tutto volevo infilarci per forza i Me First and the Gimme Gimmes che hanno costruito una carriera su cover di colonne sonore, quasi tutte degne di nota, e secondo, the Rainbow Connection non è una canzone stupida. E' un po' come Somewhere Over the Rainbow, con un testo semplice che potrebbe essere scritto da un bambino, che però rivela una voglia di scoprire posti nuovi e un animo sognatore. E i Me First, come al loro solito, rivoluzionano la musicalità trasformandolo in un pezzo punk-rock.

I Heard it through the Grapevine - Smokey Robinson & the Miracles/Creedence Clearwater Revival
A dir la verità la canzone non è stata scritta dai Miracles, ma da Norman Whitfield e Barrett Strong, però tra mille altri artisti il gruppo rhythm & blues (almeno credo, non è che mi sia troppo chiaro) l'ha incisa per primi. Allora, io AMO i CCR e, nonostante le parti strumentali interminabili tipiche del rock psichedelico a volte mi vengano un po' a noia, questa versione resterà sempre unica.

The Earth isn't Humming - Frodus/Thrice
E io son fissata con sta canzone, so che dopo un po' può esser noiosa, ma a me il riff di basso dei Thrice piace tanto che non mi viene mai a noia. Non so che gli piglia a youtube, ma son sicura che prima la versione originale ci fosse, ora è sparita.

Somebody to Love - The Great Society/Jefferson Airplane (anche se devo dire ero tentata di metterci questa versione)
Grazie al cazzo, The Great Society era la band in cui cantava Grace Slick prima di entrare nei Jefferson Airplane! E' vero, ma a parte la voce che è la solita, bellissima, il ritmo è completamente diverso. Sinceramente io preferisco la versione dei Jefferson Airplane, più vivace, ma anche l'originale ha un suo ché, con molti più arpeggi di chitarra e forse un'atmosfera leggermente più psichedelica.

All is Full of Love - Björk/Death Cab For Cutie
Mi è capitato un paio di volte di leggere discussioni su questa cover "è più brava Björk! No è più bravo Ben Gibbard!". E' un discorso senza senso innanzi tutto perché è questione di gusti, e sono due grandi artisti entrambi di generi completamente diversi. Björk utilizza una musicalità elettronica, mentre i DFCF sono molto più indie, ma l'atmosfera viene resa comunque anche se in modo diverso. Fin dai primi accordi si sente una forte emozione (o almeno io la sento) arrivare al petto e la voce (ma questo anche nell'originale) sembra quasi un eco, qualcosa che è tutto attorno a te, appunto, o proprio dentro di te. Atmosfera resa perfettamente direi.

Please, Please, Please let me get what I want - The Smiths/Muse
I the Smiths, ovviamente, qualunque cosa suonino ti fanno deprimere, soprattutto questa canzone, mentre la versione dei Muse è molto più energica, ma allo stesso modo con una nota di malinconia.

Iris - Goo Goo Dolls/New Found Glory
Una traccia dai 2 cd di cover dei NFG dovevo infilarcela, e ho scelto questa perché per me ha anche un significato particolare che nessuno conosce (ghghgh). Nonostante io odi a morte il film da cui è tratto questo pezzo (non l'ho nemmeno visto, ma lo odio per principio), quest'ultimo ha un testo molto bello, e se viene trasportato in un contesto punk rock, tanto meglio.

Hurt - Nine Inch Nails/Johnny Cash
Essì, è proprio stata scritta da Trent Reznor e Johnny Cash ne ha fatto la cover, non il contrario. Magnifiche entrambe le versioni allo stesso modo, perchè in stili diversi. Entrambe mi fanno venire i brividi lungo la schiena quando le sento, e si concludono con quei lenti crescendo che a me piacciono tanto.

Higher Ground - Stevie Wonder/Red Hot Chili Peppers
Io adesso odio i RHCP, però nell'album "Mother's Milk" li apprezzavo ancora, è da "By the way" che si son smerdati alla grande. Ai bei vecchi tempi di questa cover i geniali giri di basso di Flea non erano ancora il solito slap, uguale in tutte le canzoni dei RHCP, e lo stile di John Frusciante era molto diverso da quello di ora.

Mad World - Tears for Fears/Gary Jules
Anche queste sono state incise in due periodi diversi, a vent'anni di distanza, e come ogni cosa anche la musica cambia. Personalmente preferisco l'originale, ma anche la cover non è male, molto più triste, ma riflessiva allo stesso modo.

Jolene - Dolly Parton/The White Stripes
Versione modernizzata che apprezzo molto, visto che a me il country, con tutto il rispetto, fa abbastanza schifo. Cioè, precisiamo, non è che mi faccia proprio schifo, mi fa morire dal ridere però, per il modo strano in cui vengono pronunciate le parole, anche Dolly Parton storpia tutto "Giouliiin am beggan ov iu plis dount teik mei meeen". La versione dei White Stripes è tanto triste invece, e dalla voce sembra che Jack White stia per scoppiare in lacrime da un momento all'altro.

Hooked on a Feeling - B. J. Thomas/Blue Swede
La versione dei Blue Swede è conosciuta da tutti grazie al film di Quentin Tarantino, Reservoir Dogs, o per il bambino che balla di Ally McBeal. Più che una cover di B. J. Thomas direi che riprende la versione del 1971 di Jonathan King, che ha introdotto l'uga chaka uga uga all'inizio.

Nothing Compares 2 U - The Family/Sinead O'Connor
L'autore dalla canzone però, va detto, è Prince. L'originale non è male, però la versione di Sinead è divina e iraggiungibile, mi dispiace, lei ha una voce davvero sublime.

Don't Let Me Be Misunderstood - Nina Simone/Santa Esmeralda
(Ho voluto mettere la versione lunga dei Santa Esmeralda, quella che dura 16 minuti, quindi il video è diviso in due, la prima parte è linkata sotto la parola "Santa" e la seconda sotto "Esmeralda")
Nina Simone è considerata la regina del soul e di conseguenza l'originale è un pezzo abbastanza lento e malinconico con i tipici coretti in sottofondo. Notevole come tutto questo diventa un ritmo disco anni '80 con qualche nota che ricorda il flamenco.

E naturalmente accanto alle cover migliori vanno elencate anche le cover peggiori. Ho davvero striminzito tutti i pezzi che avevo in mente a solo 5 canzoni, ma ce ne sarebbero mille altre.

Satisfaction - The Rollig Stones/Britney Spears
Tra le cover di Britney Spears si fa a gara a qual'è la più brutta, tra I love Rock'n Roll e My Prerogative, ma questa le batte tutte. Il classico delle pietre rotolanti viene ridotta a quel che sembra un "non scopo abbastanza", con quella vocetta antipatica che dovrebbe esser sexy da tipica troietta sculettante.

American Pie - Don McLean/Madonna
Questa doveva essere una canzone triste, dedicata all'incidente aereo in cui morirono Buddy Holly, Ritchie Valens e J.P. Richardson, "the day the music died". E invece no! Con Madonna diventa tutto felice, commerciale e ballabile. Ha ucciso la canzone.

Hallelujah - Leonard Cohen/Bono
La strofa praticamente letta come se fosse una poesia e il ritornello in falsetto come fosse una filastrocca magari con altri pezzi poteva funzionare, ma con questo proprio non va, mi dispiace Bono. Forse quando l'ha riarrangiata aveva in mente di mettere più in risalto il testo, ma non credo ce ne fosse bisogno, nell'originale è già ben chiaro.

We Will Rock You - Queen/5ive
C'è da coprirsi le orecchie. Arriva la classica boyband (che poi a me i 5ive piacevano anche) che ti trasforma un grande classico in un pezzo "yo bratha!". E la cosa peggiore è che hanno partecipato al pezzo anche i rimanenti dei Queen. Cosa non si fa per soldi.

Chop Suey! - System of a Down/Avril Lavigne
E questa è la peggio di tutte. Non c'è modo di descriverla. Io ubriaca al karaoke la canterei meglio (il ché è tutto dire visto che io sono stonatissimissima).

sabato 11 aprile 2009

India del sud.

Mi son preposta l'obbiettivo di scrivere cose che possono essere interessanti su questo blog, non di vaneggiare solo dei cazzi miei, che non gliene frega niente a nessuno, e cosa c'è di più interessante di un viaggio nel subcontinente asiatico? So già da ora che mi verrà fuori qualcosa di chilometrico, ma pace, io a far resoconti brevi non ci riesco. Vado comunque in ordine cronologico perché ci sono un miliardo di cose da dire e parlando a ruota libera scorderei sicuramente qualcosa.
Premetto che sono andata per 3 settimane con mio padre, e abbiam sfruttato un'occasione offertaci da una comunità di suore domenicane che hanno costruito diverse missioni in Kerala. Quindi mi son fatta per l'ennesima volta un viaggio tra i preti, ma tenete conto di questo: il clero (e non dico solo quello cattolico) ovunque vada si stabilisce sempre bene.
Siamo pariti il 18 marzo da Fiumicino con la Qatar Airlines, facendo scalo a Doha e arrivando a Cochin (o Kochi) quando lì era notte fonda. Già preparati al peggio ci siamo avventurati in cerca di un bancomat per prelevare qualche rupia e prendere un taxi fino al convento. E invece siamo rimasti a bocca aperta quando appena fuori dal gate abbiam trovato 2 suorine ad aspettarci. Nell'ora di tempo che c'è voluta per arrivare dall'aereoporto al Rosary Convent ho avuto il tempo di guardare il paesaggio fuori dal finestrino e farmi una primissima idea dell'India: sembrava un grosso quartiere dove ci sono sempre i lavori in corso, con cumuli di sabbia, fosse e costruzioni incomplete. Arrivati al convento abbiam ricevuto un'accoglienza veramente inaspettata: tutte le suore e le novizie eran radunate sulla porta e appena ci hanno visti ci hanno ricoperti di ghirlande di gelsomino cantando e ballando. Riposo non c'è praticamente stato, ché ormai era mattina e ci siamo avventurati per le stradine di Cochin. Prima impressione: questo posto non mi piace. Per strada sembrava che tutti ci guardassero, le macchine ci venivano addosso e clacsonavano di continuo. Poi ci siamo abituati quando abbiam capito che in India la regola è una sola: non esistono norme stradali. Non è uno scherzo, gli autisti fanno come gli pare; sorpassano in curva, non metton le frecce, vanno in giro coi fanali rotti. Un sacco di volte mi son cagata in mano sopra un risciò, soprattutto di notte, ché per di più molte strade non hanno alcuna illuminazione. E i pedoni son come formiche. La filosofia degli autisti è questa: io vado dove devo andare, se c'è qualcuno di mezzo si sposterà, sennò peggio per lui. Già un paio di volte ho rischiato di farmi mettere sotto. Tra l'altro la guida è anche all'inglese, quindi per noi che siamo abituati a guardare prima a destra e poi a sinistra quando attraversiamo era la fine.
Insomma il primissimo impatto è stato traumatico. Quando Suor Genama ci ha accompagnato a Fort Cochin è andata un po' meglio, almeno riuscivavamo a non farci arrotare e non giravamo a caso come bambini smarriti in un supermercato. Siamo stati sulla costa a vedere le reti cinesi e la sera siamo andati in una chiesa per vedere come festeggiavano San Giuseppe. In Italia non se la caga praticamente nessuno sta festa, ma lì è molto considerata; la sera venivano preparate un sacco di piattate di riso e legumi e chiunque si sarebbe presentato sarebbe stato sfamato a dovere gratuitamente, quindi ovvio che c'erano un sacco di persone. Per queste cose non c'è discriminazioni tra cristiani e indù, c'è molta più tolleranza e ognuno fa praticamente come gli pare.
Il secondo giorno sono andata in un grande magazzino a far shopping di vestiti indiani, perché mi ero resa conto che la gente ci guardava strano per strada non solo perché eravamo gli unici bianchi in giro ma soprattutto per i vestiti (e inoltre mi ero portata in valigia solo 2 magliette e un paio di jeans). Nei film si vede spesso che gli indiani, ma soprattutto le indiane, non son vestiti come gli europei con jeans e maglietta, ma coi camicioni, i saree, ecc. Quindi quando si trovavano davanti 2 come noi vestiti da classici turisti ovvio che ci guardavano un po' così, come noi guarderemmo una col burqa insomma. E adesso quindi mi ritrovo mezzo guardaroba indiano con tipo 5 completi e un saree, impossibile da mettere addosso. A ora di pranzo ci han portati a vedere un'altra missione, sempre a Cochin, dove dirigono una scuola dalla prima alla quinta classe (lì il sistema scolastico funziona come in Inghilterra). Là ho iniziato a rendermi conto del dislivello economico che c'è tra la popolazione. Ci han detto che molti di quei bambini sono orfani da un genitore e hanno almeno 2 fratelli, e spesso è difficile garantire un pasto a tutti quei figli per un solo genitori. Quindi le suore hanno fatto in modo che la loro scuola pubblica durasse fino alle 4 di pomeriggio, e che i bambini abbiano assicurato quindi almeno un pasto al giorno grazie alla mensa scolastica. Lì vicino c'è un isoletta dei fuoricasta, molti bambini vengono da lì, e c'è un fiume largo una ventina di metri a separarli dalla terra ferma. Il problema è che hanno una sola canoa, e se per esempio qualcuno deve passare dall'altra parte ma la barca è sull'altra sponda, non c'è niente da fare, tocca aspettare finchè quanlcun altro debba passare dall'altra parte. Immagino che quando è la stagione dei monsoni poi deve essere un casino attraversare...
Piccola digressione: il colonialismo inglese ha avuto aspetti negativi, ma anche molti positivi. Inannzitutto il sistema scolastico è molto buono. Poi se ci si pensa un attimo, l'India è rimasta unita grazie agli inglesi, sennò oggi sarebbero tanti piccoli staterelli. L'inglese è ovviamente la lingua obbligatoria nelle scuole, e questo è un vantaggio non solo per chi va lì come turista, ma anche per gli indiani stessi: in ogni stato si parla praticamente una lingua diversa con una scittura diversa, quindi se uno del Tamil Nadu incontra uno del erala ha il vantaggio di poter comunicare con l'altro attraverso l'inglese.
Il terzo giorno ci siamo già allontanati da Cochin e diretti verso Kottayam. Dal traghetto abbiamo visto un altro villaggio che pareva messo abbastanza male: la gente che vive in riva al fiume è costretta a usare la sua acqua per qualunque cosa, per lavarsi o fare il bucato, e per cucinare o bere devono prendere una delle solite canoe per andare in città. Non sembrava stessero tanto bene perché a quanto pare vivono solo di pesca di vongole. A Kottayam siamo rimasti solo una notte, giusto perché volevamo conoscere Ajith, il ragazzo che abbiamo adottato a distanza 5 anni fa. Devo dire che lui non è che se la passi troppo male, anche se vive con la sua famiglia in una casetta in mezzo al bosco, almeno ha i soldi per campare e per garantirsi un'educazione.
Quindi abbiam fatto il solito giretto nel centro della città, e ci siam ritrovati in mezzo a una festa dei rossi. Questo mi ha portato alla mente un grosso dilemma: al governo del Kerala ci sono i comunisti, ma eppure, non so se l'ho già menzionato, ovunque è pieno pieno di bambini, è forse la nazione più giovane del mondo... humm... qualcosa non torna...
Quindi il giorno dopo siam partiti sull'autobus alla volta di Munar. E devo dire che qui se non ci avesse accompagnati Suor Aploni ci saremmo sicuramente persi, perché sugli autobus era scritto tutto in malayalam e c'era una tale confusione tra gente che viene e gente che va. Anche il viaggiare sugli autobus è stata un'esperienza, non mi lamenterò mai più degli autobus italiani. A parte il fatto che mi cagavo sotto tutto il tempo per il modo sfrenato di guidare, il problema è che son sempre pienissimi e lentissimi, per fare 20 chilometri ci mettono 3 ore, e gli autisti fanno veramente come gli pare: se gli vien fame si fermano e lasciano l'autobus lì per 20 minuti anche se non è prevista alcuna sosta. E assenza totale di porte o finestrini per aumentare la strizza.
Munnar si è presentata come una città piccolina e abbastanza turistica, famosa per le sterminate piantagioni di tè. E lì abbiam fatto un'altra esperienza mondana; ci sono dei banchi in mezzo alla strada dove la gente va a mangiare, e ti preparano il solito chapati e con salsine varie. Ecco io lì stavo morendo, ché il piccante non lo sopporto. Poi ho provato riso e lenticchie... niente, piccantissimo anche quello. Veramente, stavo per stramazzare. Per fortuna poi mi son raffreddata con un tè che almeno quello non è piccante, speziato sì ma non piccante. Accidenti al pepe e al cardamomo. Là abbiamo visto un tempietto di Shiva, ovviamente ci han tenuti ben lontani dal sancta sanctorum, a cui possono accedere solo gli hindu.
Il giorno dopo un tizio di nome Stanli ci ha portato a fare un giretto turistico, per un giardino botanico, a vedere come si raccoglie il tè e sopra un'elefantessa. Chebbeeeeelli gli elefanti, ne voglio avere uno *w* quelli che erano lì eran due femmine e si chaimavano Lakshmi (come la dea moglie di Vishnu) e Maladi.
Ripartiti subito con l'autobus verso un'altra città (i primi giorni son stati massacranti per questo viaggiare in continuazione e non fermarsi mai), il viaggio è stato anche peggiore del primo, che stavolta avevamo vicino un'australiana chiattona e logorroica che non si chetava mai. Ma proprio MAI, per 5 ore non ha chiuso il becco un istante. Appena si è fermato il busse siam corsi via alla velocità della luce.
Quest'altro posto, Kumily (o Kumali non s'è capito), è anche questo abbastanza turistico per via dei Safari in mezzo alla giungla e diverse riserve che hanno le tigri allo stato brado. Io però purtroppo di tigri non ne ho viste, sigh. La mattina abbiamo preso un traghetto in mezzo alla foresta, vedendo bufali, cervi, lontre, puccelli di scugliera e tanti cormorani che pescavano e si mettevano ad ali spiegate ad asciugarsi al sole. E poi abbiamo passato 3 ore in mezzo agli elefanti :3 Abbiamo fatto il giro del centro della città in groppa a Unni, poi io ho lavato Shanda (sembrava proprio la scena di Hollywood Party) e lei ha lavato me facendomi la doccia con la proboscide (sì, sono al corrente del fatto che a dire così sembra una cosa porno). Un giorno mi traferirò in India, avrò un elefante tutto mio e lo chiamerò Babar ;_;
La cosa bella di Kumily è che è una di quelle città dove ci sono i macachi che vivono tranquillamente in mezzo alla gente. Dev'essere un inferno, soprattutto per i fruttivendoli, per esempio, ché la scimmie devon venire sempre a fregar la roba e te non ci puoi far niente perché son sacri e perché son stronzi. Hanno proprio gli occhi cattivi, sembran dirti "te spiezzo in due". Ah che poi non ho detto che ci sono ovunque anche le capre e le mucche che dominano sugli umani. Razzolano tutto il giorno nella spazzatura, non fanno un cazzo, e nessuno gli da noia. Proprio comoda la vita della vacca indiana.
Di pomeriggio 5 ore sull'autobus per Madurai, che questa già era una città un tantino più grande, e io non sopporto le città affollate. Era pieno di turisti, pellegrini e quindi acchiappa-gonzi, mi veniva ormai automatico camminare in giro ripetendo "No, thank you. No, thank you. No, thank you...". Ci eravamo fermati lì un giorno giusto per vedere il grande tempio di Shiva. E' gigante davvero, è come un quartiere nel centro della città, con una piazzola tutto il giorno dove si doveva andare scalzi (era mezzogiorno e il sole picchiava sulla terra bollente ahiahiahi). Dentro abbiamo trovato un ammasso di hindu che pregavano davanti a una statua di Ganesh poggiata a terra e che stava per essere inaugurata. Quando siamo usciti era già operativa ricoperta di ghirlande e col topo davanti (il topo è la cavalcatura di Ganesh). Non so veramente come descrivere questo tempio, non è che mi abbia colpito particolarmente... è quasi diventata un'attrazione puramente turistica, è pieno di bancarelle e persone che ti inseguono chiedendoti di comprare qualcosa. Le statue sono belle sì, però dopo un po' non ci si fa neanche più caso perchè in India qualunque sasso sia stato trovato in giro l'hanno scolpito. Alla fine è più stupefacente l'esterno, con quelle quattro porte colorate e perfettamente conservate (o probabilmente restaurate mille volte). Più si va all'interno e più c'è casino, tra gente che suona quella specie di piffero assurdo che usano gli incantatori di serpenti e cerimonie continue, fino ad arrivare al cuore del tempio, dove non potevamo entrare ovviamente non essendo hindu.
La notte stessa abbiamo fatto il primo errore del viaggio: abbiamo passato la notte in treno. Ora, noi avevamo prenotato 2 cuccette in prima classe, immaginando che fosse almeno accettabile... sbagliato! Sembrava di essere in un lager; una cabina di due metri quadri, i "materassi" duri come rocce, uno specchietto lercio e un ventilatore. Non mi sarei stupita di vedere qualche pulce in giro. Per fortuna poi ci hanno affittato lenzuola e cuscini per 40 rupie (più o meno un euro son 60 rupie), altrimenti sarei scesa dal treno in pochi secondi. Comunque ho dormito (se si può chiamar dormire) vestita per sicurezza. Il treno ha viaggiato tutta la notte a velocità di lumaca fermandosi in tutte le stazioncine per strada, arrivando la mattina a Chennai. Lì ovviamente non ci aspettava un po' di riposo, bensì altre 4 ore di autobus per arrivare a Mamallapuram. Lì avevamo prenotato un bell'albergo costoso (cioè, relativamente costoso) con tanto di piscina. Fa troppo turista, lo so, ma ogni tanto bisogna cedere alle tentazioni. Siam restati in quel posto 4 notti.
Ora, un paio di osservazioni generali. Mi sono accorta subito che nel Tamil Nadu stavan messi molto peggio che nel Kerala (e mi hanno detto pure che il Tamil Nadu è uno degli stati messi meglio in tutta l'India). Si vedeva molta più povertà e persone che chiedevan l'elemosina. Son venuta a sapere poi che la maggior parte dei pescatori a Cochin sono immigrati del Tamil Nadu. Lì a Mamallapuram era pieno di turisti, e la gente non si lamentava troppo, ma quel poco che ho visto di Chennai mi è bastato.
Proprio vicino all'albergo c'erano dei bassorilievi molto belli che abbiam visto subito il primo giorno. Il primo si chiama Arjuna's penance, occupa un grosso muro di pietra e rappresenta il periodo in cui il guerriero dei Pandavas era andato a meditare cercando di trovare l'arma suprema Pasupata (se non avete idea di cosa sto parlando è perché non conoscete il Mahabharata, vergogna). Attorno a lui scorre il Gange e mille animali si radunano per assistere. Mi è piaciuto molto, forse solo perché io amo particolarmente Arjuna. Accanto c'è una specie di caverna con all'interno un altro grosso bassorilievo che rappresenta il mito in cui Shiva taglia via la cima di una montagna e la usa per proteggere la popolazione dalla pioggia. Ecco, questo devo dire che è molto bello, perché rappresenta tanti piccoli episodi quotidiani e spontanei: i fidanzatini che si tengono per mano e lui che la tira perché vuole andare a imboscarsi, un giovane che protegge un vecchio dal freddo, una mamma che allatta il figlio. Devo dire mi ha colpito molto.
Il giorno stesso siamo andati anche in un tempietto di Visnu dove per la prima volta ci hanno fatto accedere al sancta sanctorum, ricevuto la benedizione e, ovviamente, lasciato un'offerta.
In quei 4 giorni abbiamo avuto il tempo di visitare Kancipuram e Tirukkalukkunram. Kancipuram è famosa per aver 5 templi dedicati a divinità diverse, ma dopo un po' non se ne poteva più perchè son tutti uguali, mentre Tirukkamilepalle ospita un grosso tempio preceduto da una scalinata di 555 gradini (li ho contati). Lì abbiamo assistito ad una cerimonia molto suggestiva: quando è iniziata l'ora di preghiera un sacco di campane, campanelli e campanellini hanno prodotto una lunga melodia aritmica alla quale si aggiungeva ogni tanto un fedele che suonava i cimbali o un brahmino che soffiava in una conchiglia. Se chiudevo gli occhi sembrava quasi di vedere davanti a me Shiva arrivare di corsa in groppa al suo toro Nandi. All'interno abbiam dato il puja (offerta) alla divinità, che ha accettato e ci ha dato la benedizione e la pasta di sandalo per farci il terzo occhio. All'uscita il brahmino ci ha messo un braccialetto che non avevamo idea di cosa fosse, ma che in seguito si è scoperto essere un segno per i credenti hindu (appena l'hanno visto le suore hanno urlato "TOGLIETELOOOO!").
Quando siamo ripartiti abbiamo comesso un altro grossissimo errore. Allora, il fatto è questo: noi siamo andati in un'agenzia a Mamallapuram e abbiam detto che volevamo un aereo da lì a Cochin. E il tizio chi ha risposto "perché prendere l'aereo se con lo stesso prezzo vi portiamo noi con la macchina e vi facciamo vedere tante belle cose per strada?". Da bravi gonzi abbiamo abboccato, ma non ci rendevamo conto delle distanze: l'India sembra tanto piccola nella cartina ma in realtà, ripeto, è un continente. Per farla breve, abbiamo passato tutto il giorno in macchina dalle 5 di mattina alle 10 di sera, con sto disgraziato che non parlava nemmeno inglese. Ovviamente di fermarsi non c'era tempo, sennò saremmo arrivati il giorno dopo. Prima eravamo incazzati per la truffa, ma poi le cose si son dimostrate un po' incasinate e abbiam lasciato correre, ora non sto a spiegar qui tutta la faccenda.
Gli ultimi giorni a Cochin abbiamo visto un'esibizione turistica del Katakali. Spiegazione: in India gran parte della popolazione è analfabeta, ed è usanza narrare le storie attraverso canti e balli negli spiazzi davanti ai tempi indù. E' usanza del Kerala che degli attori si vestano in modo stravagante ed esprimano i loro sentimenti con espressioni assurde, quasi grottesche. Questo è il Katakali. Quello vero durerebbe tutta la notte, ma noi siamo andati a vederne uno di un paio d'ore. Era uno spettacolo puramente turistico e tirato anche un po' via, ma pace era giusto per farsi un'idea. Praticamente un brahmino canta la storia in malayalam suonando un tamburo e gli attori recitano e ballano (per quanto sia possibile con quei costumi) facendo espressioni da cartoni animati. Davvero, all'inizio della storia che abbiam visto noi c'era un demone che cercava di sedurre un principe e faceva le espressioni proprio come la puzzola dei Looney Toones che vuol rimorchiare la gattina.
E infine abbiamo passato un po' di tempo con Pritti, la bambina adottata a distanza. Lei ha 10 anni con 2 sorelle e la sua famiglia non se la passava male, finché non è morto il padre, che era quello che portava il pane in tavola. Ora vivono in casa della nonna, che è un poco più grande e riescono a garantirsi un'educazione grazie ai soldi che gli mandano i genitori adottivi.
Prima di andarcene le suore ci hanno dato un bel saluto cantando, ballando e recitando, e ci hanno ringraziato mille volte. Io non capisco veramente di che ci abbian ringraziato, che la maggior parte dei pratesi che sono andati lì era per lavorare, imbiancare e costruire strutture, mentre noi abbiam gozzovigliato tutto il tempo.
Insomma vabè chiudiamo qui, più o meno avete capito la mia esperienza, paese molto bello, mi resterà sempre impresso, ci voglio tornare, bla bla bla il discorso è sempre il solito. E' praticamente impossibile descrivere l'India, è una nazione completamente diversa da qualunque altra cosa, come se fosse un'isola lontana dal resto del mondo.
Se interessano le foto stanno qui.

lunedì 9 marzo 2009

Primo post del cacchio

Ok bene, ho creato un mio blog. Non so nemmeno perchè l'ho fatto, visto che sicuramente non lo leggerà nessuno. D'altronde perchè alla gente dovrebbe interessare quello che penso io? Manco avessi qualcosa di originale da dire... Vabbè, probabilmente l'ho fatto più che altro per me stessa, per avere un posto in cui scrivere qualche stronzata ogni tanto. Poi boh, chissà, può essere che già tra un mese abbandoni tutto, tanto io mi conosco, non son mai costante in niente.
Quindi... ehm... bene... farewell!

PS dimenticavo... il titolo del blog dovrebbe esser provvisorio. Non sapevo come chiamarlo e c'ho messo la mia citazione preferita, appena mi viene in mente qualcosa di meglio lo cambio...