sabato 11 aprile 2009

India del sud.

Mi son preposta l'obbiettivo di scrivere cose che possono essere interessanti su questo blog, non di vaneggiare solo dei cazzi miei, che non gliene frega niente a nessuno, e cosa c'è di più interessante di un viaggio nel subcontinente asiatico? So già da ora che mi verrà fuori qualcosa di chilometrico, ma pace, io a far resoconti brevi non ci riesco. Vado comunque in ordine cronologico perché ci sono un miliardo di cose da dire e parlando a ruota libera scorderei sicuramente qualcosa.
Premetto che sono andata per 3 settimane con mio padre, e abbiam sfruttato un'occasione offertaci da una comunità di suore domenicane che hanno costruito diverse missioni in Kerala. Quindi mi son fatta per l'ennesima volta un viaggio tra i preti, ma tenete conto di questo: il clero (e non dico solo quello cattolico) ovunque vada si stabilisce sempre bene.
Siamo pariti il 18 marzo da Fiumicino con la Qatar Airlines, facendo scalo a Doha e arrivando a Cochin (o Kochi) quando lì era notte fonda. Già preparati al peggio ci siamo avventurati in cerca di un bancomat per prelevare qualche rupia e prendere un taxi fino al convento. E invece siamo rimasti a bocca aperta quando appena fuori dal gate abbiam trovato 2 suorine ad aspettarci. Nell'ora di tempo che c'è voluta per arrivare dall'aereoporto al Rosary Convent ho avuto il tempo di guardare il paesaggio fuori dal finestrino e farmi una primissima idea dell'India: sembrava un grosso quartiere dove ci sono sempre i lavori in corso, con cumuli di sabbia, fosse e costruzioni incomplete. Arrivati al convento abbiam ricevuto un'accoglienza veramente inaspettata: tutte le suore e le novizie eran radunate sulla porta e appena ci hanno visti ci hanno ricoperti di ghirlande di gelsomino cantando e ballando. Riposo non c'è praticamente stato, ché ormai era mattina e ci siamo avventurati per le stradine di Cochin. Prima impressione: questo posto non mi piace. Per strada sembrava che tutti ci guardassero, le macchine ci venivano addosso e clacsonavano di continuo. Poi ci siamo abituati quando abbiam capito che in India la regola è una sola: non esistono norme stradali. Non è uno scherzo, gli autisti fanno come gli pare; sorpassano in curva, non metton le frecce, vanno in giro coi fanali rotti. Un sacco di volte mi son cagata in mano sopra un risciò, soprattutto di notte, ché per di più molte strade non hanno alcuna illuminazione. E i pedoni son come formiche. La filosofia degli autisti è questa: io vado dove devo andare, se c'è qualcuno di mezzo si sposterà, sennò peggio per lui. Già un paio di volte ho rischiato di farmi mettere sotto. Tra l'altro la guida è anche all'inglese, quindi per noi che siamo abituati a guardare prima a destra e poi a sinistra quando attraversiamo era la fine.
Insomma il primissimo impatto è stato traumatico. Quando Suor Genama ci ha accompagnato a Fort Cochin è andata un po' meglio, almeno riuscivavamo a non farci arrotare e non giravamo a caso come bambini smarriti in un supermercato. Siamo stati sulla costa a vedere le reti cinesi e la sera siamo andati in una chiesa per vedere come festeggiavano San Giuseppe. In Italia non se la caga praticamente nessuno sta festa, ma lì è molto considerata; la sera venivano preparate un sacco di piattate di riso e legumi e chiunque si sarebbe presentato sarebbe stato sfamato a dovere gratuitamente, quindi ovvio che c'erano un sacco di persone. Per queste cose non c'è discriminazioni tra cristiani e indù, c'è molta più tolleranza e ognuno fa praticamente come gli pare.
Il secondo giorno sono andata in un grande magazzino a far shopping di vestiti indiani, perché mi ero resa conto che la gente ci guardava strano per strada non solo perché eravamo gli unici bianchi in giro ma soprattutto per i vestiti (e inoltre mi ero portata in valigia solo 2 magliette e un paio di jeans). Nei film si vede spesso che gli indiani, ma soprattutto le indiane, non son vestiti come gli europei con jeans e maglietta, ma coi camicioni, i saree, ecc. Quindi quando si trovavano davanti 2 come noi vestiti da classici turisti ovvio che ci guardavano un po' così, come noi guarderemmo una col burqa insomma. E adesso quindi mi ritrovo mezzo guardaroba indiano con tipo 5 completi e un saree, impossibile da mettere addosso. A ora di pranzo ci han portati a vedere un'altra missione, sempre a Cochin, dove dirigono una scuola dalla prima alla quinta classe (lì il sistema scolastico funziona come in Inghilterra). Là ho iniziato a rendermi conto del dislivello economico che c'è tra la popolazione. Ci han detto che molti di quei bambini sono orfani da un genitore e hanno almeno 2 fratelli, e spesso è difficile garantire un pasto a tutti quei figli per un solo genitori. Quindi le suore hanno fatto in modo che la loro scuola pubblica durasse fino alle 4 di pomeriggio, e che i bambini abbiano assicurato quindi almeno un pasto al giorno grazie alla mensa scolastica. Lì vicino c'è un isoletta dei fuoricasta, molti bambini vengono da lì, e c'è un fiume largo una ventina di metri a separarli dalla terra ferma. Il problema è che hanno una sola canoa, e se per esempio qualcuno deve passare dall'altra parte ma la barca è sull'altra sponda, non c'è niente da fare, tocca aspettare finchè quanlcun altro debba passare dall'altra parte. Immagino che quando è la stagione dei monsoni poi deve essere un casino attraversare...
Piccola digressione: il colonialismo inglese ha avuto aspetti negativi, ma anche molti positivi. Inannzitutto il sistema scolastico è molto buono. Poi se ci si pensa un attimo, l'India è rimasta unita grazie agli inglesi, sennò oggi sarebbero tanti piccoli staterelli. L'inglese è ovviamente la lingua obbligatoria nelle scuole, e questo è un vantaggio non solo per chi va lì come turista, ma anche per gli indiani stessi: in ogni stato si parla praticamente una lingua diversa con una scittura diversa, quindi se uno del Tamil Nadu incontra uno del erala ha il vantaggio di poter comunicare con l'altro attraverso l'inglese.
Il terzo giorno ci siamo già allontanati da Cochin e diretti verso Kottayam. Dal traghetto abbiamo visto un altro villaggio che pareva messo abbastanza male: la gente che vive in riva al fiume è costretta a usare la sua acqua per qualunque cosa, per lavarsi o fare il bucato, e per cucinare o bere devono prendere una delle solite canoe per andare in città. Non sembrava stessero tanto bene perché a quanto pare vivono solo di pesca di vongole. A Kottayam siamo rimasti solo una notte, giusto perché volevamo conoscere Ajith, il ragazzo che abbiamo adottato a distanza 5 anni fa. Devo dire che lui non è che se la passi troppo male, anche se vive con la sua famiglia in una casetta in mezzo al bosco, almeno ha i soldi per campare e per garantirsi un'educazione.
Quindi abbiam fatto il solito giretto nel centro della città, e ci siam ritrovati in mezzo a una festa dei rossi. Questo mi ha portato alla mente un grosso dilemma: al governo del Kerala ci sono i comunisti, ma eppure, non so se l'ho già menzionato, ovunque è pieno pieno di bambini, è forse la nazione più giovane del mondo... humm... qualcosa non torna...
Quindi il giorno dopo siam partiti sull'autobus alla volta di Munar. E devo dire che qui se non ci avesse accompagnati Suor Aploni ci saremmo sicuramente persi, perché sugli autobus era scritto tutto in malayalam e c'era una tale confusione tra gente che viene e gente che va. Anche il viaggiare sugli autobus è stata un'esperienza, non mi lamenterò mai più degli autobus italiani. A parte il fatto che mi cagavo sotto tutto il tempo per il modo sfrenato di guidare, il problema è che son sempre pienissimi e lentissimi, per fare 20 chilometri ci mettono 3 ore, e gli autisti fanno veramente come gli pare: se gli vien fame si fermano e lasciano l'autobus lì per 20 minuti anche se non è prevista alcuna sosta. E assenza totale di porte o finestrini per aumentare la strizza.
Munnar si è presentata come una città piccolina e abbastanza turistica, famosa per le sterminate piantagioni di tè. E lì abbiam fatto un'altra esperienza mondana; ci sono dei banchi in mezzo alla strada dove la gente va a mangiare, e ti preparano il solito chapati e con salsine varie. Ecco io lì stavo morendo, ché il piccante non lo sopporto. Poi ho provato riso e lenticchie... niente, piccantissimo anche quello. Veramente, stavo per stramazzare. Per fortuna poi mi son raffreddata con un tè che almeno quello non è piccante, speziato sì ma non piccante. Accidenti al pepe e al cardamomo. Là abbiamo visto un tempietto di Shiva, ovviamente ci han tenuti ben lontani dal sancta sanctorum, a cui possono accedere solo gli hindu.
Il giorno dopo un tizio di nome Stanli ci ha portato a fare un giretto turistico, per un giardino botanico, a vedere come si raccoglie il tè e sopra un'elefantessa. Chebbeeeeelli gli elefanti, ne voglio avere uno *w* quelli che erano lì eran due femmine e si chaimavano Lakshmi (come la dea moglie di Vishnu) e Maladi.
Ripartiti subito con l'autobus verso un'altra città (i primi giorni son stati massacranti per questo viaggiare in continuazione e non fermarsi mai), il viaggio è stato anche peggiore del primo, che stavolta avevamo vicino un'australiana chiattona e logorroica che non si chetava mai. Ma proprio MAI, per 5 ore non ha chiuso il becco un istante. Appena si è fermato il busse siam corsi via alla velocità della luce.
Quest'altro posto, Kumily (o Kumali non s'è capito), è anche questo abbastanza turistico per via dei Safari in mezzo alla giungla e diverse riserve che hanno le tigri allo stato brado. Io però purtroppo di tigri non ne ho viste, sigh. La mattina abbiamo preso un traghetto in mezzo alla foresta, vedendo bufali, cervi, lontre, puccelli di scugliera e tanti cormorani che pescavano e si mettevano ad ali spiegate ad asciugarsi al sole. E poi abbiamo passato 3 ore in mezzo agli elefanti :3 Abbiamo fatto il giro del centro della città in groppa a Unni, poi io ho lavato Shanda (sembrava proprio la scena di Hollywood Party) e lei ha lavato me facendomi la doccia con la proboscide (sì, sono al corrente del fatto che a dire così sembra una cosa porno). Un giorno mi traferirò in India, avrò un elefante tutto mio e lo chiamerò Babar ;_;
La cosa bella di Kumily è che è una di quelle città dove ci sono i macachi che vivono tranquillamente in mezzo alla gente. Dev'essere un inferno, soprattutto per i fruttivendoli, per esempio, ché la scimmie devon venire sempre a fregar la roba e te non ci puoi far niente perché son sacri e perché son stronzi. Hanno proprio gli occhi cattivi, sembran dirti "te spiezzo in due". Ah che poi non ho detto che ci sono ovunque anche le capre e le mucche che dominano sugli umani. Razzolano tutto il giorno nella spazzatura, non fanno un cazzo, e nessuno gli da noia. Proprio comoda la vita della vacca indiana.
Di pomeriggio 5 ore sull'autobus per Madurai, che questa già era una città un tantino più grande, e io non sopporto le città affollate. Era pieno di turisti, pellegrini e quindi acchiappa-gonzi, mi veniva ormai automatico camminare in giro ripetendo "No, thank you. No, thank you. No, thank you...". Ci eravamo fermati lì un giorno giusto per vedere il grande tempio di Shiva. E' gigante davvero, è come un quartiere nel centro della città, con una piazzola tutto il giorno dove si doveva andare scalzi (era mezzogiorno e il sole picchiava sulla terra bollente ahiahiahi). Dentro abbiamo trovato un ammasso di hindu che pregavano davanti a una statua di Ganesh poggiata a terra e che stava per essere inaugurata. Quando siamo usciti era già operativa ricoperta di ghirlande e col topo davanti (il topo è la cavalcatura di Ganesh). Non so veramente come descrivere questo tempio, non è che mi abbia colpito particolarmente... è quasi diventata un'attrazione puramente turistica, è pieno di bancarelle e persone che ti inseguono chiedendoti di comprare qualcosa. Le statue sono belle sì, però dopo un po' non ci si fa neanche più caso perchè in India qualunque sasso sia stato trovato in giro l'hanno scolpito. Alla fine è più stupefacente l'esterno, con quelle quattro porte colorate e perfettamente conservate (o probabilmente restaurate mille volte). Più si va all'interno e più c'è casino, tra gente che suona quella specie di piffero assurdo che usano gli incantatori di serpenti e cerimonie continue, fino ad arrivare al cuore del tempio, dove non potevamo entrare ovviamente non essendo hindu.
La notte stessa abbiamo fatto il primo errore del viaggio: abbiamo passato la notte in treno. Ora, noi avevamo prenotato 2 cuccette in prima classe, immaginando che fosse almeno accettabile... sbagliato! Sembrava di essere in un lager; una cabina di due metri quadri, i "materassi" duri come rocce, uno specchietto lercio e un ventilatore. Non mi sarei stupita di vedere qualche pulce in giro. Per fortuna poi ci hanno affittato lenzuola e cuscini per 40 rupie (più o meno un euro son 60 rupie), altrimenti sarei scesa dal treno in pochi secondi. Comunque ho dormito (se si può chiamar dormire) vestita per sicurezza. Il treno ha viaggiato tutta la notte a velocità di lumaca fermandosi in tutte le stazioncine per strada, arrivando la mattina a Chennai. Lì ovviamente non ci aspettava un po' di riposo, bensì altre 4 ore di autobus per arrivare a Mamallapuram. Lì avevamo prenotato un bell'albergo costoso (cioè, relativamente costoso) con tanto di piscina. Fa troppo turista, lo so, ma ogni tanto bisogna cedere alle tentazioni. Siam restati in quel posto 4 notti.
Ora, un paio di osservazioni generali. Mi sono accorta subito che nel Tamil Nadu stavan messi molto peggio che nel Kerala (e mi hanno detto pure che il Tamil Nadu è uno degli stati messi meglio in tutta l'India). Si vedeva molta più povertà e persone che chiedevan l'elemosina. Son venuta a sapere poi che la maggior parte dei pescatori a Cochin sono immigrati del Tamil Nadu. Lì a Mamallapuram era pieno di turisti, e la gente non si lamentava troppo, ma quel poco che ho visto di Chennai mi è bastato.
Proprio vicino all'albergo c'erano dei bassorilievi molto belli che abbiam visto subito il primo giorno. Il primo si chiama Arjuna's penance, occupa un grosso muro di pietra e rappresenta il periodo in cui il guerriero dei Pandavas era andato a meditare cercando di trovare l'arma suprema Pasupata (se non avete idea di cosa sto parlando è perché non conoscete il Mahabharata, vergogna). Attorno a lui scorre il Gange e mille animali si radunano per assistere. Mi è piaciuto molto, forse solo perché io amo particolarmente Arjuna. Accanto c'è una specie di caverna con all'interno un altro grosso bassorilievo che rappresenta il mito in cui Shiva taglia via la cima di una montagna e la usa per proteggere la popolazione dalla pioggia. Ecco, questo devo dire che è molto bello, perché rappresenta tanti piccoli episodi quotidiani e spontanei: i fidanzatini che si tengono per mano e lui che la tira perché vuole andare a imboscarsi, un giovane che protegge un vecchio dal freddo, una mamma che allatta il figlio. Devo dire mi ha colpito molto.
Il giorno stesso siamo andati anche in un tempietto di Visnu dove per la prima volta ci hanno fatto accedere al sancta sanctorum, ricevuto la benedizione e, ovviamente, lasciato un'offerta.
In quei 4 giorni abbiamo avuto il tempo di visitare Kancipuram e Tirukkalukkunram. Kancipuram è famosa per aver 5 templi dedicati a divinità diverse, ma dopo un po' non se ne poteva più perchè son tutti uguali, mentre Tirukkamilepalle ospita un grosso tempio preceduto da una scalinata di 555 gradini (li ho contati). Lì abbiamo assistito ad una cerimonia molto suggestiva: quando è iniziata l'ora di preghiera un sacco di campane, campanelli e campanellini hanno prodotto una lunga melodia aritmica alla quale si aggiungeva ogni tanto un fedele che suonava i cimbali o un brahmino che soffiava in una conchiglia. Se chiudevo gli occhi sembrava quasi di vedere davanti a me Shiva arrivare di corsa in groppa al suo toro Nandi. All'interno abbiam dato il puja (offerta) alla divinità, che ha accettato e ci ha dato la benedizione e la pasta di sandalo per farci il terzo occhio. All'uscita il brahmino ci ha messo un braccialetto che non avevamo idea di cosa fosse, ma che in seguito si è scoperto essere un segno per i credenti hindu (appena l'hanno visto le suore hanno urlato "TOGLIETELOOOO!").
Quando siamo ripartiti abbiamo comesso un altro grossissimo errore. Allora, il fatto è questo: noi siamo andati in un'agenzia a Mamallapuram e abbiam detto che volevamo un aereo da lì a Cochin. E il tizio chi ha risposto "perché prendere l'aereo se con lo stesso prezzo vi portiamo noi con la macchina e vi facciamo vedere tante belle cose per strada?". Da bravi gonzi abbiamo abboccato, ma non ci rendevamo conto delle distanze: l'India sembra tanto piccola nella cartina ma in realtà, ripeto, è un continente. Per farla breve, abbiamo passato tutto il giorno in macchina dalle 5 di mattina alle 10 di sera, con sto disgraziato che non parlava nemmeno inglese. Ovviamente di fermarsi non c'era tempo, sennò saremmo arrivati il giorno dopo. Prima eravamo incazzati per la truffa, ma poi le cose si son dimostrate un po' incasinate e abbiam lasciato correre, ora non sto a spiegar qui tutta la faccenda.
Gli ultimi giorni a Cochin abbiamo visto un'esibizione turistica del Katakali. Spiegazione: in India gran parte della popolazione è analfabeta, ed è usanza narrare le storie attraverso canti e balli negli spiazzi davanti ai tempi indù. E' usanza del Kerala che degli attori si vestano in modo stravagante ed esprimano i loro sentimenti con espressioni assurde, quasi grottesche. Questo è il Katakali. Quello vero durerebbe tutta la notte, ma noi siamo andati a vederne uno di un paio d'ore. Era uno spettacolo puramente turistico e tirato anche un po' via, ma pace era giusto per farsi un'idea. Praticamente un brahmino canta la storia in malayalam suonando un tamburo e gli attori recitano e ballano (per quanto sia possibile con quei costumi) facendo espressioni da cartoni animati. Davvero, all'inizio della storia che abbiam visto noi c'era un demone che cercava di sedurre un principe e faceva le espressioni proprio come la puzzola dei Looney Toones che vuol rimorchiare la gattina.
E infine abbiamo passato un po' di tempo con Pritti, la bambina adottata a distanza. Lei ha 10 anni con 2 sorelle e la sua famiglia non se la passava male, finché non è morto il padre, che era quello che portava il pane in tavola. Ora vivono in casa della nonna, che è un poco più grande e riescono a garantirsi un'educazione grazie ai soldi che gli mandano i genitori adottivi.
Prima di andarcene le suore ci hanno dato un bel saluto cantando, ballando e recitando, e ci hanno ringraziato mille volte. Io non capisco veramente di che ci abbian ringraziato, che la maggior parte dei pratesi che sono andati lì era per lavorare, imbiancare e costruire strutture, mentre noi abbiam gozzovigliato tutto il tempo.
Insomma vabè chiudiamo qui, più o meno avete capito la mia esperienza, paese molto bello, mi resterà sempre impresso, ci voglio tornare, bla bla bla il discorso è sempre il solito. E' praticamente impossibile descrivere l'India, è una nazione completamente diversa da qualunque altra cosa, come se fosse un'isola lontana dal resto del mondo.
Se interessano le foto stanno qui.

7 commenti:

  1. Tirukkamilepalle? cioè, esiste un posto che si chiama così? io ho riso appena l'ho letto per bene :°°°D comunque mi devo vergognare anche io, che non ho mai letto il Mahabharata? ;_; in definitiva, un gran bel resoconto, m'è piaciuta la tua idea malsana dell'elefante che chiamerai Babar: sappi che ti seguirò e me ne prenderò uno che chiamerò Cornelio u_ù come il consigliere, o quello che era :°D poi quando vengo a trovarti mi farai vedere i saree che ti sei comprata, vero? *-* baciozzi, capo!! :*

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  2. No il posto si chiama Tirukkalukkunram ma è talmente impronunciabile che l'abbiam ribattezzato Tirukkamilepalle XD Non ti preoccupare un giorno di declamerò tutto il Mahabharata in sanscrito.
    Grazie per il complimento, credo che sarai l'unica a leggerlo tutto XD e comunque, ignorante, il consigliere di Babar si chiama CorneliUS, ma sarebbe meglio se lo chiamassi Pompadour come l'altro consigliere. C'è una foto del saree che ho preso comunque, è viola.

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  3. "Piccola digressione: il colonialismo inglese ha avuto aspetti negativi, ma anche molti positivi. Inannzitutto il sistema scolastico è molto buono."

    Strano, secondo gli indiani che io conosco e leggo il sistema imposato dagli inglesi e' stato un disastro culturale.

    "L'inglese è ovviamente la lingua obbligatoria nelle scuole, e questo è un vantaggio non solo per chi va lì come turista, ma anche per gli indiani stessi: in ogni stato si parla praticamente una lingua diversa con una scittura diversa, quindi se uno del Tamil Nadu incontra uno del Kerala ha il vantaggio di poter comunicare con l'altro attraverso l'inglese."

    Ancora, parlo solo di quello che so: a mio parere, nel sistema scolastico e' seguita la dottrina della tribhasha, delle tre lingue, secondo la cui lo studente deve imparare il hindi, cioe' la rashtriyabhasha, lingua nazionale, poi la lingua vernacolare dello stato in cui vive, e finalmente l'inglese. Secondo la mia esperienza, si puo' usare il hindi come lingua franca negli stati settentrionali, Maharashtra incluso, nei quali le lingue vernacolari sono sanscritiche come il hindi stesso, mentre negli stati meridionali, dove le lingue vernacolari sono invece dravidiche, e dove e' comune un certo risentimento contro la dominazione del nord e le sue lingue, il hindi non e' tanto utile come lingua franca, e molte o la gran parte delle persone che non sappiano sola la lingua regionale sapranno l'inglese invece del hindi.

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  4. Allora, io ho visitato solo una piccola parte dell'India del sud e quindi della situazione che c'è a nord so poco o niente. Comunque nelle scuole che ho visto io venivano insegnate solo la lingua locale e l'inglese. E lì quasi nessuno sapeva parlare hindi, ho chiesto in giro perchè ho iniziato a studiarlo, quasi tutti sanno leggerlo e dire qualche parola ma se si tratta di mettere insieme una frase vanno nel panico. Il discorso è più o meno quello che dici te: dico che è un vantaggio avere l'inglese perchè anche se l'hindi, a quanto ho capito, sarebbe la lingua ufficiale, almeno a sud, tutti parlano inglese, è questa la lingua che li unifica, se non ci fosse stato non ci sarebbe modo di comunicare tra due persone di stati diversi.

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  5. no, pompadour mi sta antipatico. :°D

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  6. Che meraviglia.. mi sento attratta ma allo stesso tempo spaventata da culture così lontane dalla nostra.. E da quando studi hindi Daphne? Mamma mia non ti sento da un secolo =(
    Bellissimo resoconto comunque, davvero ^^

    Bacioni.
    Lauretta, bittèr.

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  7. Grazie Laura :) Ho iniziato da poco a studiare, mi è preso il pallino quand'ero là, ma non so praticamente niente, solo cose tipo "io sto bevendo il tè caldo" XD
    Comunque... fatti viva ogni tanto! Tanto salgo a Milano una volta al mese!

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