domenica 19 aprile 2009

You were in a musical <3

Dio bono, in questi giorni sto letteralmente tutto il tempo appiccicata davanti al mac. Comprare la tavoletta grafica è stata la mia condanna, adesso sto sempre ad aggegiare su photoshop. Devo decidermi a fare qualcos'altro, ma sono un'imbecille e rimando sempre. Vabè arriviamo al punto >.< questa è la classifica dei 5 musical più belli secondo me, mi dispiace non essere riuscita a infilarci romance and cigarettes ;_;

5. Tanacious D and the Pic of Destiny
Devo dire che ero molto combattuta su cosa mettere alla posizione numero 5, volevo metterci Singing in the Rain, però il fatto è che a me piace quasi unicamente per Gene Kelly e Donald O'Connor. Ora mi spiego, ogni volta che vedo un film dove Kelly inizia a sgambettare e a ballare il tip tap resto praticamente ipnotizzata, non capisco più niente, e poi per i seguenti 10 minuti resto lì immobile a balbettare "voglio ballare anch'io il tip tap". Poi mi passa subito ovviamente. Insomma a parte questo, mi sembrava che obiettivamente Singing in the Rain meritasse un posto nella top 5, ma non sapevo cosa dire al riguardo, visto che non mi fa impazzire (mi piace eh, ma non così tanto), quindi ho deciso di mandare a quel paese l'obiettività e metterci che mi pareva a me.
Riguardo a Tenacious D e il Destino del Rock... La trama parla di due musicisti di strada, dei disgraziati, che si impongono l'obbiettivo di diventare delle leggende del rock. Per raggiungere questo scopo decidono di rubare dal Rock'n Roll History Museum il plettro del destino, forgiato centinaia di anni fa da un dente di Satana, capace di trasformare qualunque strimpellatore in Jimi Hendrix. C'è da dire che la comicità di Jack Black non scade mai, con trovate originali anche assurde (vedi quando mangia i funghi allucinogeni ed è convinto di volare insieme al Sasquatch). E musicalmente parlando, c'è da dire che i Tenacious D son parecchio bravi, non mi dispiacciono affatto. Ma la cosa che mi piace di più è come siano riusciti a fare un musical moderno senza cadere nei soliti clichè e senza tirar fuori le solite scenette dei classici. Diciamoci la verità: il musical di un tempo è praticamente morto, non importa quanto cerchino di resuscitarlo, resta morto. Più che altro è la gente che è cambiata: la gente non vuol più vedere i balletti interminabili e gli hippie che si fanno d'hashish. Jesus Christ Superstar e Hair avevano un senso nel periodo in cui sono usciti, ma se uscissero adesso non se li cagherebbe nessuno probabilmente, tranne gli appassionati di musical. E' forse più o meno la cosa che è successa con Hairspray, è un film carino secondo me, però vive troppo nel passato e per questo non è che piaccia troppo. La gente ora vuol vedere e soprattutto sentire le cose che vanno adesso, e il Destino del Rock riesce a farsi piacere, infilando una colonna sonora a suon di metal (anche se a me non sembra esattamente metal, ma di queste cose non me ne intendo).


4.
The Blues Brothers
Un film storico ormai, forse per il fatto che sia una delle poche interpretazioni che ci rimangono del leggendario John Belushi (ora c'è il fratello che rompe i coglioni... miiii non lo reggo), o forse perché in quei 142 minuti si assistono ad esibizioni delle più grandi icone del jazz, del blues, del gospel. Il film segue il filone del comico demenziale, basato tutto su eccessi ed esagerazioni: scene di vita quotidiana vengono portate al limite della credibilità; la ex dal cuore spezzato diventa una pazza omicida assetata di vendetta, una vettura viene coinvolta in un disastroso inseguimento dalla polizia, solo per essere passata col rosso, e in seguito inseguita da tutte le forze dell'ordine dell'Illinois. La trama è praticamente tutta un paradosso: i protagonisti sono due piccoli malviventi, uno dei quali è appena uscito di galera, ma è proprio a loro che una suora, la pinguina, affida tutte le speranze dell'orfanotrofio, sono proprio loro che hanno l'illuminazione divina e vedono la luce (con gli occhiali da sole tra l'altro). Ed è forse questa trama assurda che prepara una scena migliore per la musica. Insomma, in mezzo a queste scene demenziali non ci stupiamo se la gente inizia a cantare e ballare giusto perché gli va.

3.
Cats
Ero indecisa se mettere Cats o Jesus Christ Superstar tra i musicals di Andrew Lloyd Webber, ma ho deciso di optare per il primo visto che JCSS ha un argomento non proprio adatto a un musical di hippie che saltano e ballano, devo ammetterlo. Allora, il fatto di Cats è che non ha una trama. Veramente, non è che succeda qualcosa, parla di un gruppo di gatti che... boh non è che abbia proprio capito che fanno sti gatti. Si presentano, credo che debbano scegliere a chi far vincere un certo premio, ma chissà che premio, forse lo faranno andare nel paradiso dei gatti... Vabè, la trama non è importante, a nessuno glien'è mai fregato niente, gira tutto attorno alle musiche e ai balletti. Andare a vedere Cats è un po' come andare a vedere un balletto di Cajkovskij (spero che questo paragone non sia troppo azzardato), nel senso che quando ci si trova davanti a un'opera del genere non si fa caso a cosa dicono gli attori o se la trama sia coerente, la magia sta tutta nella musica.

2.
Dancer in the Dark
Questo non è uno dei classici musicals anni 60-70, è stato girato nel 2000. Stranamente qui si parla di un dramma ambientato in America (stranamente perchè di solito i musical non sono tristi o su argomenti seri). Ma ovviamente non l'America delle star di Hollywood e le ville a Beverly Hills, ma l'America degli immigrati, delle donne che lavorano in fabbrica e dei problemi economici: la protagonista, Selma Jezkova, è infatti una cecoslovacca emigrata che lavora alla pressa e vive in una casa in affitto mantenendo un figlio. E le cose andrebbero anche bene se non fosse per il fatto che porta un grave fardello: lei è portatrice di una malattia ereditaria che la porterà presto alla ciecità, che quindi un giorno colpirà anche il figlio. Non vado oltre con la trama per evitare spoiler, ma il film evolvendosi si trasforma in una riflessione su un argomento attuale molto discusso. A questi punti però qualcuno potrebbe chiedere "e in mezzo a sta storia ogni tanto la gente si ferma e inizia a cantare e ballare senza motivo??". Ebbene no, ed è qui che sta la bellezza e l'originalità del film: Selma è una piccola sognatrice che ha un debole per i musical americani, e ogni tanto si perde nei suoi pensieri immaginando di essere la Ginger Rogers della situazione. Ogni tanto fugge dal mondo reale e nelle sue fantasie non ci sono più i suoi problemi, ogni cosa vien presa alla leggera e improvvisamente i lavoratori della fabbrica diventano cantanti e ballerini professionisti. Una nota di lode, inoltre, per Björk che, devo ammettere, nonostante i cantanti che si mettono a recitare di solito lascino un po' a desiderare, lei è veramente, ma veramente brava, di interpretazioni come la sua ne ho viste ben poche. E spicca anche una Catherine Deneuve in tutta la sua naturale bellezza, senza abbellimenti inutili di trucco o vestiti costosi. Naturalmente è presente anche la solita critica di Lars Von Trier verso la società americana, in un un personaggio che ha appena ricevuto un sacco di soldi in eredità e si sente amato dalla moglie e da tutti, ma appena li finisce ha paura che tutto gli crolli addosso e finisce per rubare altri soldi, e ovviamente nel finale. Avverto che la regia dopo un poco può far venire il palletico, chi conosce un minimo lo stile di Lars Von Trier sa di che parlo, girato interamente con la steadycam, alcune scene praticamente senza sonoro, insomma a primo occhio può sembrare un film girato da un disgraziato che non ha nemmeno un cavalletto per appoggiar la telecamera, o dei microfoni per distinguere i dialoghi dal sottofondo. Embè, questo è lo stile di Lars Von Trier con cui è diventato famoso.
E sulle musiche non c'è veramente niente da dire, le ha scritte Björk e si sa che Björk è una geniaccia. La canzone I've seen it all è stupenda, la versione con Tom Yorke poi... uno dei più bei duetti che abbia mai sentito. Mi viene la pelle d'oca solo a pensarci.


1.
The Rocky Horror Picture Show
Non c'erano dubbi, no? É la mia più grande ossessione. Beh, che dire... la trama è quasi insensata tant'è incasinata, sicuramente inspiegabile in poche parole. Ma allora di che parla? Di travestiti, di alieni, di fidanzatini perfettini che assaggiano il frutto proibito e ne vogliono di più, di servi che si ribellano, di cannibalismo, di sesso, droga e rock'n roll (non è detto giusto per farlo suonare bene, è vero). Un grande macello insomma. Ma nel macello saltan fuori mille citazioni, basti pensare alla canzone iniziale "Michael Rennie was ill the day the earth stood still... Flash Gordon was there in silver underwear..." eccetera eccetera, un punto della situazione sul rock'n roll che è morto ("Buddy Holly was singing his very last song") e la nascita di nuove band come i Queen. Il cast era formato da quelli che allora eran tutti principianti, al massimo attori di teatro, ma che in seguito al film han spiccato il volo, due in particolare: Tim Curry, bravissimo nel suo ruolo e con una voce straordinaria, e Susan Sarandon. Contesterei però la scelta di Peter Hinwood come Rocky, una specie di Frankenstein-creatura ideato da un travestito per soddisfare le sue voglie, che nel film viene rappresentato come un brocciolone biondo e nemmeno tanto ben messo a fisico, mentre nelle 5 interpretazioni teatrali a cui ho assistito si presenta come un nero dai pettorali scolpiti e un culo marmoreo (anche perché io ci vedo meglio un nero a... ehm... soddisfare le voglie di Frank visto che si dice che i neri ce l'abbiano... troppo beaucoup...). Comunque, a parte tutto questo, il film ha avuto un enorme successo più che altro per la sua trasgressività e l'incitamento a liberarsi dei propri freni inibitori, soprattutto nel campo della sessualità. Non è un caso se sia considerato il cult dei cult, che persone di tutto il mondo si riuniscano almeno una volta al mese per celebrarlo e reinterpretarlo (anch'io vorrei essere una di quelli ;_;).
Ah, e tralasciavo quasi la parte più importante: la musica ovviamente. Richard O'Brien ha veramente dato il meglio di sé quando ha scritto la colonna sonora. In Shock Treatment, il sequel, le musiche, sempre di O'Brien, sono carine ma niente di ché, secondo me ha fatto bene a ritirarsi poi e a vivere di rendita del suo capolavoro (a parte delle patetiche apparizioni nel film delle Spice Girls e Dungeon & Dragons), ormai qualunque cosa possa fare sarà sempre vista nell'ombra del musical cult.


E ovviamente accanto ai musical migliori devono esserci anche i musical peggiori.

Allora, prima di tutto devo metterci Cenerentola a Parigi. Io amo Audrey Hepburn e amo Fred Astaire, però quel film fa proprio pena, mi dispiace. La storia è scontatissima: lei è una nerd sfigata, lui il direttore di una casa di moda, lui la sceglie come modella, lui la trasforma in una strafiga, lui si innamora di lei, lei si innamora di lui. Sta storia s'è già sentita mille volte. Non ricordo molto bene perché l'ho visto diversi anni fa, ma nemmeno le musiche mi colpirono particolarmente. Beh, almeno c'è Fred Asteire che zompetta in giro come il suo solito, no? Neh, mi spiace, se fosse stato così il film sarebbe almeno accettabile un minimo. Audrey sta sempre ferma come se avesse una scopa in culo, non si azzarda a fare un passo di danza, e Fred al massimo si sforza di farle una piroetta attorno. Non fatevi ingannare dallo spettacolare cast, questo è un film da evitare.

Secondo musical per cui voglio esprimere tutto il mio profondo odio è ovviamente Moulin Rouge! (oh for god's sake, gimme a break). Non so che cosa pensi tutta la gente che piange ogni volta, ma il messaggio che arriva a me è questo "Il cinema è morto ormai, non riusciamo nemmeno a inventarci una trama originale, quindi scopiazziamo la Traviata. Ma quello che non sapevate è che anche la musica è morta. Non riusciamo a trovare un compositore decente per un musical, quindi prendiamo le canzoni storiche di John Lennon, gli U2, David Bowie e i Beatles. Tanto a chi non piacciono questi artisti?". Eh no, Baz Luhrman, oltre ad essere un incapace sei anche un gran furbastro, se non hai una colonna sonora originale e riprendi i grandi classici hai già un pubblico assicurato, tanto tutti amano il rock classico no? Verranno tutti a vedere il tuo film. Ed è la stessa storia per i musical che sono conseguiti da questo: a chi non piacciono gli Abba? A chi non piacciono i Beatles? Finché useremo le loro musiche siamo certi che avremo un pubblico di fans assicurato (ah, Across the Universe non l'ho ancora visto, ma immagino sia lo stesso discorso). Poi Mamma Mia! mi fa saltare proprio i nervi, alcune scene son divertenti lo ammetto, ma è questione di principio. E poi c'è un'altra cosa gravissima... i musical girano attorno alla musica no? E allora qualcuno mi spiega perché fanno cantare Pierce Brosnan e Colin Firth che son stonati come campane?


Ecco, ho fatto la mia ramanzina e ora sono contenta :D

Minchia perchè sto post in alcuni computer si vede tutto a simbolini??? Winzozz deùi merda e Internet explorer di merda >_<

2 commenti:

  1. perfettamente d'accordo su tutto, ma continuo a ribadire che across the universe meriterebbe una possibilità u_ù

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  2. quando l'avrò visto ti dirò se fa effettivamente schifo come penso XD

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